Fu Lord Byron a definire Dubrovnik "Perla dell'Adriatico" e ne ebbe appieno ragione data la sua bellezza e unicità, al punto che, anche in questo caso come Trogir, la città vecchia figura nell'elenco dei Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO.
Arriviamo a Dubrovnik quasi alle 10 del mattino, dopo aver lasciato Neum, essere rientrati in Croazia, e aver percorso gli ultimi chilometri di costa in una giornata abbastanza soleggiata e calda.
Per la mia delizia, con sorpresa, all'ingresso c'è un bellissimo ponte da attraversare, dopodiché seguiamo i cartelli per la città vecchia. Anche qui la strada è perfettamente indicata, c'è molto traffico turistico, ma con la moto passiamo agevolmente. Arriviamo lungo le mura e, nonostante sia settembre inoltrato, tutti i parcheggi sono praticamente esauriti, c'è veramente il pienone. Ovviamente la cosa non mi tocca, lascio la moto su un marciapiede, comunque in un modo che non dà fastidio a nessuno. Siamo pronti per la visita e ci incamminiamo verso una delle porte nelle mura. Si scende lungo una scalinata fino allo "Stradun", la via principale e più famosa, che taglia in due la città vecchia. E' una splendida via, molto larga, pavimentata in marmo bianco (come tutta la città vecchia e come Trogir), molti turisti, caffè con dehors, negozietti di ogni tipo, ristorantini,... Sembra di essere tornati indietro nel tempo. Se non fosse per i vestiti, direi che siamo in pieno periodo rinascimentale.

Oggi ci sbizzarriamo un po' con i souvenir, andando da un negozio all'altro, ma è chiaro che cerchiamo quel qualcosa in più e, in effetti, ogni tanto verrebbe anche a me di acquistare un souvenir, ma comunque l'ho già preso a Trogir, ovviamente è un sacco kitsch... eheh...

Usciamo dalla città vecchia per riprendere la moto. Vogliamo salire sulla montagna, lungo la strada che va alla costiera, in modo da vedere il panorama dall'alto. Arrivati ad un punto di osservazione che ci sembra carino troviamo una coppia di ragazzi polacchi, in viaggio in auto e ne approfittiamo entrambi per scattarci a vicenda la classica foto turistica, che in questo caso è d'obbligo, visto la bellezza del posto.

 

Questo viaggio doveva avere il suo lato serio, forte, incisivo, e si chiama Bosnia-Erzegovina, e si chiamerà Mostar, e si chiamerà Sarajevo. Difficile dire in due righe di una nazione che è stata più volte martoriata dalle guerre, l'ultima delle quali, negli anni '90, ha lasciato ancora forti segni. Una nazione che accomuna e rimane in bilico tra Oriente e Occidente, in un passato fatto di dominazioni turche - ottomane e successivamente austro - ungariche. Una nazione che al suo interno affianca le moschee dell'islam alle chiese ortodosse e cattoliche e alle sinagoghe ebraiche.
Arriviamo in frontiera nel primo pomeriggio, dopo essere ripassati dal settore bosniaco di Neum, quindi siamo già alla terza frontiera nel giro di un'ora. Questa volta, però, il controllo è maggiore. Dopo una piccola coda mostro i passaporti e la tipa mi chiede anche la Carta Verde della moto. Gliela mostro... lei fa una faccia strana... ok, le faccio presente che so benissimo che scade tra 2 giorni, ma sarò già fuori dal Paese.
Ci avviamo quindi verso Mostar, seguendo il corso del fiume Neretva, che è chiamato anche il "fiume verde" per via della colorazione caratteristica, di un verde profondo. Il paesaggio è bellissimo, difficile da descrivere, un accostamento emozionale molto forte tra la semplicità di una natura verde scura, placida e calma come il fiume che l'ha creata e i paesini che si incontrano, con le loro semplici moschee e gli "assembramenti" di lapidi bianche che spuntano un po' ovunque, come fosse la cosa più normale di questo mondo avere un cimitero attorno al paese, senza mura, senza limiti... semplicemente insieme al resto. Inoltre i resti di abitazioni distrutte, lasciate lì, così, in modo da non dimenticare...

 

BLAGAJ

Poco prima di arrivare a Mostar ci sono le indicazioni per Blagaj, dove c'è un antico monastero derviscio, proprio nel punto in cui il fiume Buna sgorga da una grande grotta, circondata da alte pareti rocciose. Parcheggiamo la moto e facciamo una breve visita. All'interno del monastero una ragazza musulmana vende souvenir basati su iscrizioni coraniche.

 

MOSTAR

Credo che in ogni Viaggio ci sia una parte di spiritualità, forse un luogo, forse una motivazione, forse un atteggiamento mentale. Per me, in questo Viaggio, è Mostar. Fin da quando l'itinerario di questo viaggio ha preso la prima forma, c'era qualcosa che mi attirava qui, esattamente nel punto in cui ho scattato la foto qui sopra. Non so perché, e anche se lo sapessi non lo saprei descrivere. E' il ponte, certo, o perlomeno quello che rappresenta. Ma, in realtà, il mio mondo non è rappresentato da questo ponte, il mio mondo è da un'altra parte... e forse è proprio questo il motivo... tra i tanti posti visti e vissuti in questi giorni di viaggio, questo ponte, questa città, mi porta al di là del mio mondo, è il mio concetto di spiritualità. A ognuno il suo... ;-)
Il più famoso tra i ponti dei Balcani è lo Stari Most, il ponte di Mostar, che scavalca la Neretva, unendo le due parti della città vecchia. Distrutto durante il conflitto degli anni '90, fu ricostruito nel 2004, seguendo la forma originaria.
Arrivando a Mostar si respira subito un'aria diversa, è una strana sensazione, è molto forte, sono i segni della guerra. I palazzi semidistrutti dai bombardamenti sono stati lasciati là, i moltissimi muri pieni dei segni di raffiche di mitra, le moltissime lapidi, ovunque, nei piccoli giardini delle case, o davanti ai luoghi di culto.
Attraverso piano la via principale, dopo diversi viaggi riesco a vedere col giusto distacco una realtà così diversa, che mi si para davanti all'improvviso. Ricordo che, invece, Belgrado mi lasciò una brutta sensazione addosso, e non seppi trovare il modo di "entrare" in quel mondo nel modo giusto, cosicché la attraversai senza fermarmi.
Mi infilo in una stradina, seguo le indicazioni per il ponte, cerco di avvicinarmi il più possibile. A fianco ad una moschea ho la sensazione di finire in una zona pedonale, sono ormai al bordo della città vecchia, che è anche il quartiere più visitato e turistico. Faccio manovra per tornare indietro, quando un uomo sui cinquantacinque ci ferma: "Italiani?" Certo che sì, ce l'ho scritto sul parabrezza... "Avete bisogno di una camera?" Lo lascio parlare, vediamo quello che offre... E' il guardiano della moschea, credo che abbia la sua parte a trovare camere per i turisti. Gli mostriamo il nostro interesse, e lui ci trova la sistemazione per 30 euro. Fa un paio di telefonate, addirittura per farci venire a prendere... Nell'attesa ci racconta, come una registrazione, la storia della moschea e di Mostar. Parla bene in Italiano, ci invita anche a visitare la moschea, ma entriamo solo un attimo, per ora vogliamo solo trovare una camera per sistemarci. Arriva un ragazzo, che a piedi ci accompagna alla Pensione che abbiamo "scelto"... E' a pochi passi dal ponte, e la moto posso lasciarla a vista della reception, dall'altro lato della stradina, davanti alla porta di un negozio chiuso. Siamo nella zona dei locali, c'è un sacco di festa, ci spiegano che è così perché è il Bajram, un periodo di tre giorni in cui tutto il mondo musulmano fa festa.
La stanza è carina, con bagno e cucinotta. Ci sistemiamo e andiamo a visitare la città. Rimaniamo sul percorso principale, ricco di locali, gente che fa festa, musica, bancarelle di souvenir e turisti. Sembra di essere in Turchia, ma del resto le "città vecchie" bosniache rappresentano appunto le parti antiche delle città, le parti native, cioè quelle relative alla dominazione ottomana. Mi prende una grande emozione quando, dopo una piccola curva e una discesa, si arriva nel punto che ho sempre visto nelle foto, e il ponte è lì... C'è però molta gente, per ora rimane semplicemente un gran bel posto, lo attraversiamo e ci fermiamo un po' sopra di esso, guardando lo scorrere placido della verde e fredda Neretva. Dall'altro lato, altri localini, fino al punto in cui termina la parte pedonale.
Ci attira una porta, come fosse l'ingresso di un museo all'aperto o qualcosa di simile... la passiamo e ci ritroviamo in un cortile, molto ampio, con una specie di pozzo nel centro. Sulla sinistra si erge una moschea, con il suo alto minareto, e a destra sentiamo dei canti in stile islamico provenire da alcune stanze dell'edificio. Ci avviciniamo piano e scopriamo che si tratta, in pratica, di un "oratorio islamico", un luogo di incontro per i ragazzi nell'ambito religioso.

A questo punto torniamo indietro, in camera, per prepararci per la cena, sceglieremo sicuramente qualcosa di tipico in questi vicoletti.
Mentre siamo in camera, fuori scoppia il diluvio, tuoni e fulmini sopra di noi. La stradina sotto il nostro alberghetto diventa un fiume. Per fortuna la moto, là fuori, è riparata sotto un balcone. Dura una mezz'oretta, è stata una forte scarica d'acqua! Ora piove leggero, decidiamo di uscire.
Nei locali la festa continua, ma nelle stradine ormai buie i turisti non ci sono.
Ci siamo solo noi due.
E' fantastico. Saliamo sul ponte, sotto la pioggia, attorno la città vecchia illuminata da luci ambra, che si riflettono nei marmi chiari delle strade, e danno uno splendido colore al legno scuro degli edifici.
Siamo sul ponte di Mostar. Solo noi due.
Non si vede ad occhio una sola persona in giro. La situazione è surreale.
Ma la pioggia c'è e quindi corriamo verso un locale, dove si possa mangiare.
Avevo letto sulla guida la seguente frase: "Ristoranti ubicati in vecchi mulini nascosti in una piccola valle pittoresca e caffè affacciati sul magnifico ponte tutelato dall'UNESCO rendono una cena a Mostar una delle esperienze più memorabili da vivere in Erzegovina".
Facciamo una piccola corsa sotto la pioggia e ci infiliamo in una stradina, dalla quale sentiamo provenire musica e rumore di gente che fa festa. Si apre uno spiazzetto poco illuminato. Da un lato una sorta di locale pieno di gente, molto piccolo, e dall'altro quello che sembra un ristorantino. Corriamo fino alla tettoia e ci scrolliamo l'acqua dai vestiti e dalla testa. Entriamo, è un posto piccolino, ci saranno 4 tavoli di legno, sono piccoli. Gli altri tavoli sono nel dehor. La luce è soffusa, oltre a noi solo una coppia di turisti, due ragazzi che parlano inglese. Anche qui il menu è scritto in 3 o 4 lingue diverse, quindi è abbastanza comprensibile, riusciamo a ordinare agevolmente. Il ragazzo comincia probabilmente a preparare, ma ci mette parecchio tempo, ci viene il dubbio di aver sbagliato locale, forse dovevamo scegliere meglio. A un certo punto arriva il ragazzo con la nostra cena. Non abbiamo preso niente di particolare, cibi già scelti in questo viaggio. Però la sorpresa c'è... è tutto di una bontà superlativa. Il sapore di questo cibo, unito alla situazione surreale della serata e al luogo davvero particolare e suggestivo, ha reso vere le parole della guida. Ed eccoci nella nostra speciale "cena a Mostar".

Usciamo e cerchiamo un locale per bere qualcosa, ce ne sono tanti, e ormai non piove più. In giro non c'è quasi nessuno, incrociamo un gruppo di ragazzi, appena usciti da un locale. Ridono e fanno casino, una ragazza è palesemente ubriaca e vaga nella strada leggera, mimando il gesto di volare, "scortata" dagli amici.
Sono nel Viaggio.
Il tempo ha assunto una dimensione e un significato diverso.
Mi sembra lontano il momento in cui facevamo il bagno nelle cascate del Krka, o altri piccoli scorci di questo Viaggio.
Sono al di là del mio mondo, non più all'interno di un "programma" predefinito, sto semplicemente "andando".
Passeggiando sereni troviamo una specie di bar e entriamo. Prendiamo una birra e un whisky, sufficienti a renderci un po' più leggeri, e continuiamo a passeggiare per la città. Le differenze ci sono eccome, ma sembra che qui sia una cosa normale, e infatti è così...
Spostandoci sulla strada principale, vuota, la grande moschea, illuminata di una forte luce ambrata, sembra custodire il giardino di fronte a lei, pieno di lapidi bianche. I muri degli edifici accanto sono semidistrutti, forati dai proiettili e pericolanti. Camminiamo in questa specie di cimitero, con il massimo rispetto. Riprende a piovigginare.
Sono sensazioni che toccano. Torniamo verso "casa", dove la festa continua, dai locali la musica esce forte, c'era solo stata una pausa, chiaramente per la preghiera, in cui la disco music ha lasciato il posto al canto del muezzin.
Chiudendo bene la finestra si attutisce un po' il casino... Buonanotte.

 

 

Contrasti fortissimi. Avanziamo a 60-70 all'ora su questa strada, ancora costeggiando la splendida Neretva. Contrasti, tuttavia, intrisi di una forte umanità. Questa è l'idea che mi sono fatto di questa nazione. Ma bisogna esserci per capire...

 

 

SARAJEVO

Mancavano 50 chilometri a Sarajevo che si era rimesso a piovere.
Con gli antipioggia indossati continuiamo verso la città, mentre tutto attorno si era fatto grigio.
All'ingresso di Sarajevo, orrendi palazzoni in stile Europa dell'est, edifici distrutti e martoriati lasciati là e il grigio del cielo con questa pioggerellina, ci danno il giusto stato d'animo per affrontare la visita di una città unica come questa, che negli anni '90 stava per scomparire, per colpa degli assedi e dei bombardamenti. L'unica al mondo in cui 4 religioni diverse convivono fianco a fianco, a pochi metri di distanza.
Costeggiamo il fiume Miljacka, diretti a Baščaršija, la città vecchia (il quartiere turco), per visitare il bazar. Lungo il fiume, Sarajevo mostra i suoi contrasti: una moschea, una chiesa cristiana ortodossa, i muri segnati dalle mitragliate... ma anche le zone ricostruite splendidamente, i bei ponti, la bellezza e la diversità dei suoi abitanti.
Arriviamo all'ingresso della Città Vecchia, c'è una piazzetta e molto traffico, piove leggero, cerco di infilarmi con la moto su un marciapiede usato da parcheggio, al centro della strada. Il tassista, davanti a me, mi fa cenno di avanzare, che posso lasciare la moto lì.
Scendiamo e ci togliamo gli antipioggia, nonostante ci sia ancora una pioggerellina leggera, ma di certo non possiamo andare in giro vestiti come marziani... Lasciamo tutto sulla moto, infilato sotto i ragni, speriamo che nessuno tocchi niente. Ma sono sicuro che rimarrà tutto al suo posto.
Entriamo in questo caratteristico quartiere, ha smesso di piovere, tutto attorno gente che passeggia in questi giorni di festa musulmana. I negozietti hanno la merce esposta fuori, siamo molto attratti da questo mondo così diverso, è strano pensare di essere a Sarajevo. Visitiamo i negozi, parliamo con i negozianti, sembra un pezzo di Turchia, si sente molto l'ospitalità. Ci fermiamo a mangiare in una specie di fast food, lungo la via, che ha i tavolini fuori in strada. Anche in questo caso il cibo è buonissimo. Ci dirigiamo, quindi, verso il bazar coperto, che è lì, poco distante. E' molto grazioso, ed è pieno di souvenir da comprare.
Quando usciamo ha ricominciato a piovigginare. Il cielo è comunque rimasto coperto, è tutto un'unica nuvola grigia, bisogna prepararsi all'idea di una giornata sotto l'acqua. Ci dirigiamo verso la moto, dobbiamo rimetterci gli antipioggia il prima possibile e ripartire, prima che cominci a piovere sul serio.

 

Usciamo da Sarajevo con qualche difficoltà, le indicazioni non sono il massimo, ci dirigiamo verso Zenica. L'idea è quella di attraversare la Bosnia in un colpo solo, rientrare in Croazia vicino ai laghi di Plitvice e trovare in serata un posto da quelle parti, anche perché domani la Carta Verde della moto sarà scaduta.
Con grande sorpresa ci accorgiamo che da Sarajevo parte un'autostrada, proprio nella direzione che ci interessa. Pensavamo di fare tutte statali. La imbocco e si scatena il diluvio. Viaggiamo sotto un'acqua abbastanza forte, ma sono tranquillo per il fatto che, con l'autostrada, in poche ore saremo di nuovo in Croazia.
Mi sbagliavo di grosso!...
L'autostrada c'è solo per una cinquantina di chilometri, dopodiché si torna sulle stradine. Inoltre si comincia a salire, il territorio è decisamente montuoso. Anche la temperatura comincia a scendere parecchio, e la pioggia non accenna a diminuire.
Poco alla volta andiamo comunque avanti, tra piccole cittadine e pause benzina, ma siamo sempre più bagnati e infreddoliti, nonostante gli antipioggia facciano il loro lavoro. Passiamo da Travnik, giusto una pausa veloce per una foto davanti alla fortezza e si riparte.

Lungo il percorso riusciamo anche a vedere le famose cascate di Jaice, attraversando la cittadina sulla strada principale.
La strada sembra non finire mai, i chilometri diventano lunghissimi, quando fatti in queste condizioni. Inoltre dopo Jaice si entra veramente nei monti, la visiera si sporca continuamente, i piedi sono fradici e la stradina diventa davvero scivolosa, bisogna procedere lentamente. La luce del giorno è ormai andata, i fari delle macchine dietro di me mi abbagliano dai miei specchietti, per via della pioggia. Procedo piano perché la moto scivola e gli automobilisti dietro, vedendo la scena, mantengono con rispetto una ampia distanza di sicurezza. Per aggiungere problemi, la strumentazione della moto mi abbandona. Non so più la velocità che faccio e nemmeno quanti chilometri percorro.

Si alternano salite e discese, lungo questa catena montuosa. A un certo punto una discesa come altre. Una curva a destra. Rallento prima della curva, ma non è sufficiente, devo toccare il freno. La moto va dritta! L'anteriore va dritto... Tocco il freno posteriore e la moto va in testa coda! A occhio sarò a 30 all'ora, accade tutto con continuità e lenta progressione. Controsterzo, butto il piede destro a terra che comincia a grattare il sovrastivale, cerco di tenere su questi 400 chili di ferro e persone. Ormai sono nella corsia sbagliata, con la moto che scivola... Faccio un ulteriore sforzo di reni e di gamba destra e la moto riprende la giusta traiettoria. Dalla parte opposta non arrivava nessuno, per fortuna... Dietro di me, le auto si erano praticamente fermate a distanza di sicurezza.
Cazzo! Andare avanti sta diventando pericoloso. Ma non posso fermarmi, non c'è spazio, non posso rallentare di più (cercherebbero di sorpassarmi, aumentando il pericolo), la visiera è quasi sempre sporca, la visibilità e bassissima (per la nebbia e la pioggia). Bisogna andare avanti, con cautela.
Ormai ho capito i pezzi di asfalto di un determinato colore sono praticamente scivolosi come l'olio, quindi guido facendo attenzione soprattutto a quello. A un certo punto si ripete la situazione di prima, identica. Mi sento preparato, sto andando veramente piano, ma nonostante tutto la moto va dritta... Sono di nuovo in testacoda e stavolta arrivano automobili nell'altro senso. Di nuovo il piede a terra che striscia, tengo su la moto, la prima macchina è passata, la seconda è perfettamente in rotta di collisione frontale con noi. Per fortuna, come prima, riesco a dare una forte controsterzata con manubrio e piede a terra, cosicché la moto riprende la traiettoria e evito la macchina, rimettendomi nella mia corsia! E' andata bene, ma dobbiamo assolutamente fermarci.
A velocità ridottissima proseguiamo sulla stradina ormai buia. Vedo dei cartelli che indicano una cittadina, quindi spero vivamente di trovare qualsiasi cosa, dobbiamo fermarci, fosse anche l'albergo più lussuoso del posto o la bettola peggiore.
Improvvisamente appare una insegna luminosa sulla destra, nella pioggia e nel buio è difficile capire, andiamo a vedere di cosa si tratta.
Evviva! E' una specie di locanda, con locale da ballo e ristorante al piano terra, e le camere al piano sopra. Non ci capiamo con la lingua, il ragazzo mi scrive il prezzo, non accettano carta di credito, ma accetterebbero gli euro. La moto possiamo metterla in una specie di casupola di lamiera, dietro la casa. Ancora sotto la pioggia, prendiamo i bagagli che ci possono servire, e il signore chiude con un lucchettone la porta scorrevole di lamiera.
Con le ultime energie saliamo in camera, decisamente bagnati. Ci togliamo tutto ciò che è bagnato e ci asciughiamo con un piccolo asciugacapelli.
Mi metto con pazienza ad asciugare vestiti, scarpe, interni dei caschi. Sarà un lavoro lungo, per ora scendiamo a cenare.
Ci sediamo a un tavolo. Sembra una birreria di provincia, con i tavoloni, il bancone, l'ampia sala. C'è poca gente, non più di 10 persone. Ad intrattenerci un duo di pianobar bosniaco, con il tastierista e la cantante che gira tra i tavoli, e che canta con appassionate movenze i grandi successi bosniaci... eheh...
Tornati in camera, prepariamo il letto mettendo tutte le coperte che troviamo, dato che fa davvero freddo. Non possiamo usare i nostri sacchi a pelo, dato che sono bagnati, ma nella stanza c'è un letto in più e prendiamo anche le coperte di quel letto.

La notte scorre tranquilla, mi sveglio presto. Verifico la situazione e non è delle migliori. Abbiamo parecchia roba bagnata e la cosa peggiore è che fuori sta ancora piovendo. E' una pioggerellina leggera, ma il grigio chiaro che vedo nel cielo e tutto attorno non è il massimo... Stamattina avremmo dovuto essere già a Plitvice, per fare la visita ai laghi, invece siamo ancora in Bosnia, in mezzo ai monti, e mi è anche scaduta la Carta Verde della moto...
Dobbiamo prendere una decisione, anche perché non possiamo fermarci là. La mia idea è quella di arrivare il prima possibile sulla costa, dove, ne sono sicuro, troveremo il sole. Ricordo, all'andata, che queste catene montuose proteggevano con la loro altezza la costa, lasciandola prevalentemente soleggiata, nonostante su di esse ci fossero inquietanti nuvoloni di pioggia.
Quindi propongo di restare ancora un paio d'ore là, in modo da asciugare tutto ciò che riusciamo, dirigerci in Croazia, saltare la visita ai laghi e andare dritti verso Senj, quindi la costa. Siamo d'accordo, i laghi di Plitvice non scappano di là.
Indosso le scarpe ancora bagnate, non ho altre scarpe per la moto, ma metto le calze di lana, in modo che tengano il piede meno umido possibile, come ho imparato alla giornata di rafting che abbiamo fatto poco tempo fa. Prendiamo i bagagli, paghiamo e andiamo verso il "garage"
Ci avviciniamo e notiamo che il portone è aperto... C'è gente all'interno che sta facendo qualcosa...
Sorpresa! Quella specie di posto è usato come rozza macelleria e ci sono due persone che stanno scuoiando delle pecore appese a dei ganci!
Cazzo! Questa mi mancava proprio!
Ci sono grosse pozze di sangue per terra, pecore sgozzate, e schizzi di sangue sulla moto e sugli antipioggia che avevamo lasciato stesi ad asciugare!
Non ho parole, ci guardiamo e non sappiamo se ridere o piangere... in ogni caso cominciamo a fare foto e video ehehe...
I signori sono simpatici, per loro è una situazione normalissima, ci vogliono anche aiutare, prendendo una pompa dell'acqua e spruzzando la moto...
Cazzo! non c'è bisogno grazieeee!!!!!!
In ogni caso il signore più anziano è simpatico, mentre ci vestiamo ci parla, ma non capiamo niente di quello che dice.
Siamo ormai sulla moto accesa, pronti ad andarcene, e credo di capire dai gesti e dalle tonalità che gli dispiace del fatto che siamo lì a visitare la sua terra con questo tempaccio e sicuramente ci sta augurando, a modo suo, buon viaggio.
Beh... siamo ancora sotto l'acqua, ma dobbiamo andare.

 

 

Lasciamo la cittadina, che scopro essere Bosanski Petrovac, e ci dirigiamo verso Bihac. Piove e la strada è ancora viscida, ma con la luce del giorno è tutta un'altra cosa. Passiamo Bihac, sembra bella, meriterebbe una visita, ma la nostra destinazione è il sole. Poco dopo arriviamo in frontiera, spero vivamente che non mi chiedano i documenti della moto, ci manca solo qualche problema del genere... Per fortuna, dato il maltempo, ci controllano velocemente dal lato bosniaco, mentre dal lato croato non ci chiedono nemmeno il passaporto. Ci guardano, ci sorridono e ci fanno un saluto da motociclisti... Hmm... ma pensa!
Sono un po' più rilassato, siamo di nuovo in Croazia, la strada è un po' migliorata, e in qualche valle le nuvole accennano delle aperture, ma nessun accenno di cielo azzurro, sempre grigio. Almeno ogni tanto smette di piovere, per fortuna.
Su questa strada notiamo come il territorio, nonostante gli sforzi fatti dai governi dei Balcani, sia ancora in diversi punti minato... Un grave residuo della precedente guerra...

Andiamo avanti, seguo le indicazioni per Plitvice e dopo poco arriviamo davanti all'ingresso dei laghi. Ricominciamo a incrociare anche altri mototuristi... che in Bosnia non c'erano... Il tempo è decisamente brutto, ma ci sono lo stesso un sacco di turisti e autobus che li scaricano lì davanti. C'è praticamente nebbia, freddo e una lievissima pioggerellina, molto fine e rada. E' sicuramente un bel posto, dal punto di vista naturalistico, ma non avrei nessuna voglia di fare una visita adesso, con questo tempo...
E' ora di pranzo, ci fermiamo in un ristorantino lungo la statale.

Ci dirigiamo verso Senj, ci toccherà attraversare un altro tratto montuoso, mentre la comoda autostrada per Zagabria è lì a due passi. Eppure sono sicuro che la scelta giusta è andare verso la costa. La temperatura si alzerà e troveremo il sole, mentre con l'autostrada, seppur più comoda, rimarremmo dentro la perturbazione, andando verso nord.
Un'altra salita sulle Alpi Dinariche, ancora uno sforzo, non so quanti chilometri stiamo facendo perché la strumentazione è sempre fuori uso. Fa ancora freddo e piove ancora, seppure debolmente.
Ma arriviamo in cima, e in lontananza si cominciano a vedere delle aperture nelle nuvole, man mano sempre più azzurre! Ci siamo quasi, dai cartelli leggo che mancano pochi chilometri, infatti, dopo poco siamo pronti per l'ultima discesa verso Senj. La strada diventa sempre più panoramica verso la costa, e dopo ancora una curva ci siamo! Un panorama spettacolare della costa croata, con uno spettacolare cielo limpido e azzurro intenso, oltre a un attesissimo e caldo sole!
Evviva! Scendiamo su una strada ormai asciutta, con la temperatura che si è alzata notevolmente. infatti la gente che si incrocia è in maglietta e pantaloncini, mentre noi siamo ancora vestiti con gli antipioggia e bagnati sotto!
Arriviamo finalmente a Senj, riprendo la statale costiera 8 e, alla prima bella caletta con parcheggio, ci fermiamo. Come alla fine di una dura prova, con la soddisfazione di avercela fatta, nonostante tutte le condizioni avverse, ci togliamo di dosso gli antipioggia e le giacche bagnate, via le scarpe, tutto messo al sole e ci sdraiamo su una panchina a riscaldarci.
Tornati sulla costa, il passaggio in Bosnia sembra quasi un sogno... in ogni caso ci è rimasto dentro. Sono sicuro che questa nazione ci ha dato tanto, seppur mettendoci numerose volte in difficoltà.
Adesso c'è una decisione da prendere, una decisione imprevista... Ci facciamo una battuta sul tornare a casa... nei miei occhi si accende una scintilla... lei sa bene che non mi tirerei indietro di fronte a una tale sfida, ho fatto decisamente di peggio, del resto l'anno scorso ho fatto una tirata unica dal lago Vattern, in Svezia, fino in Liguria. 34 ore di moto, fermandomi solo le 2 ore di traghetto e ogni tanto delle mezz'orette qua e là...
In ogni caso la decisione l'abbiamo presa solo guardandoci. Aggiungo, tanto per mettere in chiaro le cose, che se arrivo a Trieste, tiro dritto a casa. Non mi fermo in Italia.
Abbiamo deciso, si torna a casa, arriveremo di notte, dopo esser partiti stamattina da una locanda bosniaca, sotto la pioggia.
Le dico che comunque non si corre, ci fermeremo anche a Rijeka (Fiume), in modo che possa comprare gli altri souvenir che voleva.

Seguiamo di nuovo la 8 costiera, il tempo è splendido, rivediamo il ponte dell'isola di Krk e ci dirigiamo verso Rijeka. Scendiamo verso il centro città, lasciamo la moto davanti a un dehor, e andiamo a passeggiare per il "Korzo", la strada principale della città. E' un bel posto, c'è anche un folkloristico matrimonio.
Entriamo in un negozio per comprare dei souvenir.

Lasciamo Rijeka che è quasi il tramonto. Ci inseriamo sulla tangenziale e ci dirigiamo verso la Slovenia. Al confine ci fermiamo a un chiosco di cambio, ricambiamo tutte le kune rimanenti in euro, non abbiamo più molto, saranno 20 euro.
Ed eccoci di nuovo attraverso la Slovenia, il tempo è bello, il sole è basso, la strada ottima, e abbiamo una giusta colonna sonora nell'mp3.
Stavolta prendiamo la strada giusta verso Trieste, senza entrare in autostrada, pochi chilometri e ci arriviamo. Dritti verso l'autostrada, la strada sale sulla collina, evitiamo la città, e la natura ci fa un regalo di buon auspicio per la nostra tirata notturna. Uno splendido tramonto con una palla infuocata che scende nel mare di Trieste. Ci fermiamo a un belvedere per ammirare.


Arriva la notte, ci fermiamo a mangiare in un "Ciao" poco prima di Venezia, dopodiché di nuovo in viaggio. Ormai mi fermo a fare pausa soltanto per fare benzina, cerco di capire i chilometri dai cartelli, normalmente seguo il contachilometri parziale, ma non funziona niente. Per la velocità da tenere, cerco di andare a memoria col suono del motore.
Arriviamo a Torino all'una e mezza, dopo 15 ore di moto (non continue) e quasi 950 chilometri.
Prendiamo il giusto indispensabile dalla moto in garage, e ci fiondiamo a letto.
Domani penseremo al resto.
Ancora non riesco a credere che è stata solo una settimana.
Vuol dire che è stato un gran bel Viaggio!

Reef

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