Che dire... il tratto Francia, Spagna, Marocco è stato il classico viaggio, una vacanza. Il Sahara Occidentale no.

E' un'altra dimensione, senz'altro un'altra nazione, benchè il Marocco si ostini a occuparlo militarmente e l'ONU continui a presidiarlo affinchè venga riconosciuto nazione.

Vengo catapultato in un "non luogo", circondato dal Sahara, dove non c'è il senso del tempo, non so che ore sono, non delineo l'età della gente, non capisco quanti popoli diversi vivono qui.

Ma che diavolo ci faccio qui? E' troppo, troppo diverso dalla mia vita. Cazzo! Qui era territorio di guerra! Non è un gioco! Non è vacanza! C'è una sensazione strana nell'aria, ed è meglio che io (occidentale che non sa cosa sia la guerra) metta subito il cervello nella giusta ottica!
Cosa ci faccio fermo su una strada nel deserto, nessuno e niente in giro, solo il vento, e il territorio minato! Cazzo! Attorno a me è minato! Non è un gioco al computer!
In questo strano posto, però, posso osservare, e ascoltare le persone.

E qualcuno la sua storia me la vuole raccontare.

Ecco allora questo tuareg che incontro mentre scarico la moto a Laayoune. Parla fieramente il suo spagnolo, non il francese marocchino, qui era Spagna, poi l'occupazione marocchina, e lui? non ha più una patria, una casa, una terra, nei suoi occhi l'assoluta impotenza di agire. Ma mi dice che combatte per la sua causa, e con un "Bienvenido!" è il primo ad ospitarmi nella SUA terra.

...e il tipo dell'ONU, un trentenne ben piazzato e serio, occhi attenti, mi fa una radiografia in tre secondi, gli dico "Ciao!", mi risponde ciao con accento americano.

...e il benzinaio alle porte di Boujdour, questa piccola e misera cittadina sahariana, lo stipendio è davvero basso per la sua famiglia con 5 figli, ci capiamo poco, ma vuole parlare, si scrive con una penna sulla mano l'età dei suoi figli per farmi capire, poi scrive la sua e di sua moglie. Poi scrive la mia, e dice che a 35 anni devo sbrigarmi a trovare moglie e fare dei figli. Ci stringiamo la mano e il suo "Inshallah" mi rimette in strada.

...e i ragazzini nella bottega in una strada di Dakhla, adibito a Internet Cafè, qui chiamati Cyber, computer sgangherati e connessioni inesistenti. La ragazzina, un'unica grande tunica che si vedono solo quei due occhi fantastici e furbi. Non la vedo ma sono sicuro che è bellissima. Squadra questo strano uomo occidentale, venuto su una grande moto, osserva i tatuaggi, gli strani monili rock che porto al collo e ai polsi.