16 agosto > Goreme (59 km)

Oggi turismo, ma prima riparo i cavi delle frecce che si sono tranciati nei vari sterrati che ho fatto negli scorsi giorni. Mi accorgo che le gomme stanno finendo… ottimo! GRRRR!
Giro un po’ in moto per la Cappadocia, vado a Zelve e sulle colline per vedere qualche panorama.

Vado a mangiare e mi sembra di stare in una qualsiasi zona turistica… non è questo che voglio da questo viaggio, così torno in albergo e mi fermo a chiacchierare col proprietario, che mi racconta un po’ la storia della zona e di come ha messo su l’albergo.
Oggi però relax, lavata di panni sporchi e girettino per il paese.
Merda! Non si accende più la fotocamera! Provo ad aprirla, a cambiare le pile, ma niente! Mi sa che è stata dura anche per lei fare ‘sto giro!
Alle 18 il cielo si copre di nuvole nere e mi comincia a venire anche un brutto mal di pancia…, cade anche qualche goccia di pioggia, ma smette subito.
Vabbè, la Cappadocia l’ho vista, sono stato anche a Zelve e Nevsehir, ho visitato diversi siti… ma oggi non mi sento molto a mio agio. Ci sono troppi turisti, Italiani, Giapponesi, sembra proprio un villaggio turistico, oggi l’essere da solo mi dà disagio… Cazzo! Non mi piace, questa non è la Turchia che ho conosciuto fino ad oggi, quasi non vedo l’ora che sia domani per andarmene. Sono un po’ scazzato per la macchina fotografica, ma pazienza… da qui in poi niente foto!
Invece, su consiglio via SMS di un’amica, compro una macchinetta usa e getta, e vado a cenare…


17 agosto > Goreme – Istanbul (783 km)

Partenza ore 8.15, ho ancora mal di pancia, devo andare spesso al bagno, speriamo che non peggiori durante il viaggio, oggi voglio fare una tirata fino a Istanbul e laggiù il traffico mi farà sicuramente perdere molto tempo, inoltre non ho una cartina della città.. che è moooolto grossa!
Riprendo la strada per Nevsehir che va verso Aksaray, voglio costeggiare il Tuz Golu, il lago salato. E’ bello, ma non particolarmente impressionante, una distesa bianco-rosa, nemmeno a perdita d’occhio, forse sarebbe meglio guardarlo dall’alto.
Faccio benzina e mi rimetto in marcia, ma dopo 40 km la moto arranca, come se fosse in riserva, giro il rubinetto sulla riserva e riparte per una decina di secondi, ma poi frena decisamente! Cazzo! Sono in mezzo al nulla, tirando la frizione il motore si spegne! Vedo in lontananza un distributore e ci arrivo a colpi di pedate… Quelli pensano che abbia finito la benzina, ma io continuo a dire “Problem, problem”, ma lì non c’è un meccanico e il più vicino è a 10 km! Cazzo! Vabbè, faccio da solo, il sistema di alimentazione lo so smontare tutto. Sento la pompa che lavora bene ma non riesce a tirare la benzina, al limite se si è intasato il filtro lo tolgo. Controllo il livello della benzina e apro il tappo del serbatoio, c’è un grosso sfiato d’aria in pressione! Merda! Vuol dire che si è otturato il tubicino che porta aria nel serbatoio… infatti dopo il “respiro” la moto si accende all’istante!
Non ho voglia di mettere a posto il tubicino, mi limiterò ad aprire il tappo ogni tanto…
Passo Ankara e poco dopo Bolu mi fermo per pranzo in un autogrill. Ormai è autostrada, viaggio con più serenità, anche se ho di nuovo i cavi frecce tranciati, un fondo corsa per una grossa buca presa stamattina!
Non ho la più pallida idea di come entrare in Istanbul, so solo che la zona carina è Sultanhamet. Così cerco di prendere il ponte più a sud, invece di quello autostradale, ma mi perdo dal lato asiatico! Il traffico è veramente pazzesco, tipo Roma Napoli e Milano messe assieme! Devo guidare come avessi uno scooter, la città è veramente enorme, non so assolutamente dove mi trovo! Tra una richiesta al volo e l’altra (da moto a finestrino di auto) riesco a trovare un ponte, un taxista mi accompagna per circa 200 metri, e tra code disumane e motore che comincia a cuocere (e anch’io dentro i vestiti da biker!) riesco a entrare nel lato europeo. Mi perdo anche lì! E’ impossibile guardare i cartelli, bisogna avere 10 occhi per guidare e frenare e accelerare e schivare e sudare!
In ogni caso non riconosco nessuna direzione, l’unica parola che so è Sultanhamet e non c’è scritta da nessuna parte! I guidatori che blocco ai semafori o in coda sono gentilissimi, ma mi spiegano in turco, che per me è turco! Cerco di capire i gesti e dopo un'ora riesco ad arrivare nel quartiere di Sultanhamet, pieno di alberghetti e robette turistiche. Provo qualche albergo, ma mi danno il due di picche perché sono pieni, finchè ne trovo uno, pure troppo bello, e da 80 euro a notte riesco a scendere a 50! Mi sa che rimango una sola notte, ci penserò domani! Chiamo il mio amico Tarik (vedi racconto Dusseldorf 2006), vedo se riusciamo a incontrarci, ma stasera è impegnato, vedremo domani. Così mi faccio un mini tour di Istanbul by night! Anche qui, come in Cappadocia, è pieno di turisti, molti romani, che se ci fossero le chiese al posto delle moschee mi sembrerebbe di essere nelle belle viuzze di Trastevere!
Così mi metto a chiacchierare con il tipo che ha il negozio di tappeti di fronte all’albergo, che mi guarda la moto parcheggiata sul marciapiede… E’ un ragazzo curdo, ben vestito, ottimo inglese, che ha anche vissuto in America. Si aggiunge a noi un italo-americano, Gino, in giro per il mondo da 7 mesi, due divorzi alle spalle, è uno che ha un po’ di soldi, ha lasciato il lavoro e venduto la casa, e si è preso una luuuunga vacanza! Che spettacolo, sono in una viuzza di Istanbul a spiaccicare qualche parola di turco con un curdo che parla inglese e un americano che parla italiano con un miscuglio di accento americano e molisano! Finiamo la serata insieme, dopodiché ci salutiamo.


18 Agosto > Istanbul – Veria (684 km)

Mi sveglio di buon’ora e vado a fare un giro mattutino per Istanbul. E’ sempre pieno di gente, un sacco di turisti, di giorno la Moschea Blu sembra ancora più bella e maestosa. Inoltre ho fatto colazione sulla terrazza dell’hotel, con vista diretta sulla moschea e su Santa Sofia. Aspetto la chiamata di Tarik, forse riesce a liberarsi in mattinata.
Sono le 10 e 30 e non ha ancora chiamato, allora mi metto in marcia. Il suo ufficio è vicino all’aeroporto, e la strada che farò per andare in Grecia passa da lì. Ho cambiato quindi programma, attraverserò la Grecia e traghetterò verso Brindisi, voglio andare a trovare i miei amici Giulio e Lucrezia, in vacanza in provincia di Taranto.

Alle 11 e 30 sono in zona, gli mando un SMS, lui mi chiama, ma purtroppo è impegnato con il lavoro. Lo capisco, del resto per vendere grandi yacht bisogna darsi parecchio da fare, e stamattina ha un cliente. Pazienza, ci vedremo in autunno a Genova, in occasione del Salone della Nautica.
Riparto e attraverso la Istanbul europea sulla statale che costeggia il mar di Marmara e va verso ovest… che traffico! Da paura! Faccio 40-50 km e c’è ancora una selva sterminata di palazzi e moschee, di nuovo non ci si può distrarre per guardarsi attorno, il rischio è altissimo!
Mi fermo a pranzo a Tekirdag e mi rimetto on the road. E’ una statale che arriva fino al confine, dopo Ipsala.
Alla dogana cambio tutte le lire turche che mi rimangono in euro, e dopo qualche casino alla frontiera turca passo il fiume ed entro in Grecia.


Alla guardiola passo dal tipo che mi controlla il passaporto ed è tutto ok, poi vado avanti e un’altra guardia mi ferma e mi chiede se ho qualcosa da dichiarare “Anything to declare?”. Lo dice veloce, non lo capisco subito, penso che sia un altro che vuole sapere che moto ho, allora rispondo “Dragstar!”, quello mi guarda sbigottito e mi dice “Drugs?!?!?” Cazzo! Ha capito droga! No, no! Yamaha Dragstar, leggi sul serbatoio, è la moto! Wow, che strizza, mi rimetto in marcia…
E’ tutta autostrada, splendida e senza distributori (bisogna uscire) fino a Salonicco. Per un attimo ho pensato di riuscire a raggiungere in serata Igoumenitsa, mi ricordavo di un traghetto a mezzanotte, del resto non ho nessuna mappa e quindi l’idea che ci fosse poca strada mi era balenata per la testa, inoltre chissà perché mi è venuto di riportare un’ora indietro l’orologio, come l’ora italiana, subito smentita al successivo distributore!
Si costeggia la bellissima costa greca sul Mar Egeo, la strada è bellissima, anche se non noto nessun hotel lungo la strada, in ogni caso i caratteri della lingua greca non li capisco!
Arrivo a Salonicco e mi perdo! E’ già quasi buio e il cielo si sta annuvolando in maniera inquietante… Un benzinaio (i salvatori dei motociclisti!) mi indica la strada, entro in autostrada (le moto non pagano) e continuo con le indicazioni date.
Il cielo è nero e buio, tuoni e fulmini, inizia a piovigginare. Arrivo a Veria, esco dall’autostrada e cerco un hotel. Ce ne sono solo 3, i primi 2 sono pieni. La signora del secondo, impietosita dalle mie condizioni mi disegna su un foglietto la strada per il terzo, dice che lì sicuramente c’è posto.
Lo trovo, mentre mi si ferma la moto perché era un po’ che non aprivo il tappo! E’ una topaia! Certo che c’è posto! C’è un vecchio greco zoppo che non mi degna di un sorriso, vuole 45 euro! Io gli dico che sto arrivando da Istanbul, è tardi, dormo e me ne vado… cerco di contrattare come in Turchia, ma spunto solo uno schifoso 40 euro! Che posto di merda! Come rimpiango l’ospitalità turca! Vabbè, intanto fuori si scatena un acquazzone, appena in tempo…! Speriamo che domattina sarà passato, non ho voglia di mettere l’antipioggia a me e ai bagagli… vedremo! Stasera cena a base di tarallucci e barrette Vitasnella che mi ero portato da casa, non ho voglia di uscire…
Buonanotte!


19 Agosto > Veria – Igoumenitsa (304 km)

Via dalla topaia! E’ una fresca mattina, sono le 8 e c’è la banda musicale che gira per il paese rompendo i coglioni!
A questo punto la strada attraversa la catena montuosa della Grecia, che arriva fino al mare.
Tra pezzetti di autostrada e strade statali, verso le 12 e 30 arrivo a Igoumenitsa.
Mi dirigo verso il porto, e mi fermo al primo negozio di agenzia viaggi. Ce ne sono uno dietro l’altro, a seconda della compagnia di traghetti e della tratta da percorrere. Mi dicono che c’è un ultimo posto su un traghetto per Brindisi che parte alle 23.30, passaggio ponte + moto a 90 euro.
Gli dico che provo ancora a vedere altre compagnie, ma appena uscito penso “Ma chi cazzo me lo fa fare, non ho voglia!”, torno indietro e compro il biglietto. Mi consigliano di andare subito al megaufficio davanti al porto a fare il check-in, in modo che stasera non avrei trovato coda. Seguo il consiglio, faccio il check-in e me ne vado a mangiare.
E’ proprio un bel posticino di mare, nonostante il porto di traghetti, tutto è abbastanza calmo ed estivo. C’è pure un matrimonio greco in mezzo alla strada, che casino che fanno!
Il pomeriggio vado verso una pineta con spiaggia a qualche chilometro, mi stendo sulla moto e faccio una pennichella ascoltando musica. C’è anche una spiaggia, con un sacco di camper di varie nazionalità e tantissimi ragazzi in scooter.


A metà pomeriggio torno in città a fare una merenda e mi fermo a chiacchierare con una famiglia di camperisti. Si stupiscono quando gli dico che sto arrivando dal confine con l’Iran! Pensavano che stessi facendo un giretto per la Grecia.
All’ora di cena ci congediamo, loro prenderanno il traghetto diretto ad Ancona.
Vado a cenare e, come consigliato dalla tipa dell’agenzia, alle 21.30 entro nel porto e mi metto in coda al molo 3 dove c’è il mio traghetto. Vedo una bella Harley e mi parcheggio a fianco. Mi presento, sono due ragazzi di Napoli, Alessandro e Paola, che tornano in Italia dopo essersi fatti una bella vacanzina in Grecia a bordo della loro nuova fiammante Street Glide.
Arrivano poi anche altre due moto, due maxi enduro.
Saliamo sul traghetto e aspettiamo che ci legano le moto… siamo tutti titubanti sul modo in cui ce le legano, per fortuna il mare è piatto, in ogni caso alle nostre due custom blocchiamo la leva del freno anteriore…
La traversata è notturna, la passo con Alessandro e Paola, siamo ad un tavolino del bar interno, ma fa un gran caldo, inoltre alla sosta a Corfù il traghetto si riempie di gente e si verifica il solito accampamento dei traghetti notturni… Decido di andare fuori, lì non riuscirò mai a dormire. Comincia a fare freddo, trovo un posticino isolato, mi chiudo del mio giubbotto e mi ficco le cuffiette per ascoltare un po’ di musica… ma niente da fare, nemmeno la suadente voce di Diana Krall riesce a farmi prendere sonno, non sono uno che si addormenta ovunque… sono seduto su una sedia di plastica bianca e comincia a tirare un vento freddo…


20 Agosto > Igoumenitsa – Brindisi – Torreovo ( 135 Km)

Tra una balla e l’altra probabilmente riesco a dormire un’oretta, sta albeggiando, saranno le 5 e fa proprio freddo! Al bar sul ponte cominciano a svegliarsi i ragazzi accampati, sembra il film Zombi!
Verso le 6 torno di sotto, al bar in coperta, Alessandro e Paola si sono appena svegliati così facciamo colazione.
Tra una chiacchiera e l’altra la nave arriva al porto di Brindisi, loro vanno verso Taranto, ma non hanno ancora deciso che direzione prendere per gli ultimi giorni di vacanza. In ogni caso anch’io vado verso Taranto, così facciamo la strada insieme, poco prima della città ci fermiamo in autogrill per una colazione e ci salutiamo.
Prendo la strada costiera che va verso sud, devo raggiungere il paesino di Torreovo, e tra una indicazione e l’altra ci arrivo.
Rimarrò due giorni, incontro Giulio e Lucrezia e comincio le mie ferie italiane!
Pranziamo in famiglia, dopodiché un bel pomeriggio al mare! Finalmente! Però mi sento uno straccio! Ho dormito praticamente niente e non mi fermo da Istanbul, così mi godo sonnecchiando il venticello della costa ionica pugliese.
La sera si va a mangiare fuori, dopodiché serata con altri amici.
La sensazione è strana, sono in ferie, tra spiaggia serate amici, ma due giorni fa ero a Istanbul, qualche giorno prima piangevo davanti al monte Ararat, questo viaggio è diventato un concentrato di esperienze di vita!
Riesco a fare l’una e mezza, ma appena metto la testa sul letto svengo del tutto!

 


21 Agosto > Torreovo (0 km)

Faccio una bella dormita, la mattina è bella e pranziamo serenamente in giardino.
Nel primo pomeriggio risistemo le frecce a Principessa, sto pensando di fare un’unica tirata verso la Liguria, quindi arriverò di notte e voglio che funzioni tutto! Per oggi una giornata di riposo anche per lei! Le ci voleva proprio, dopo più di settemila chilometri!
Andiamo su una bella spiaggia dove fanno Kite Surf, finalmente mi faccio un bel bagno al mare, il primo in questo viaggio.


Ritrovo splendidamente l’ospitalità che solo gli amici possono dare, si parla un po’ di cosa fare in serata.
La sera si va a mangiare in un paese vicino a Taranto, siamo un po’ di gente, è una bella sera di estate italiana. Avviso Giulio che dovrò svegliarmi presto, perché ho 1200 km da fare domani, e loro anticipano i loro programmi per la mattina in modo da potermi accompagnare per un tratto! Ehehe! Gli amici, che bello!
Non facciamo tardissimo, all’una sono a letto, ho già preparato le mie due valigie, ma ho dovuto spostare il peso sull’anteriore, dato che gli attacchi del portapacchi si sono spezzati, chissà dove, in effetti gli ultimi due giorni mi accorgevo che la borsa dietro ballava un po’ troppo!


22 Agosto > Torreovo – Borgio Verezzi (1.164 km)

Intorno alle 9 partenza, seguo Giulio e Lucrezia che mi “scortano” fino ai primi cartelli che indicano l’autostrada per Bari (eheh, conoscono bene il mio fantastico senso di orientamento!)
Devo fermarmi spesso per aprire il tappo del serbatoio e controllare che non si stacchi il portapacchi con tutta la borsa, punto lo specchietto destro verso il carico, viaggio un po’ teso, inoltre è da stamattina che il cielo promette pioggia, infatti la trovo sulla Bari-Napoli vicino a Napoli.
E’ una cosa veloce, non serve l’antipioggia, continuo a macinare chilometri. Oggi devo fare una lunga tirata, non l’ho mai fatto prima, ma tanto non devo fermarmi a fare foto in Italia!
Arrivo fino a Roma in autostrada, poi imbocco l’Aurelia, ormai queste strade le conosco come le mie tasche. In Toscana, ad una pausa, conosco un’harleysta in vacanza con la moglie sul loro Softail, hanno fatto il giro delle coste italiane e arrivavano dalla costiera amalfitana. Scopriamo che abbiamo vissuto nella stessa via per molti anni! E’ proprio piccolo il mondo!
Mi rimetto in marcia e al tramonto arrivo all’imbocco dell’autostrada a Livorno, farò tutta autostrada fino a Finale Ligure. Comincia a piovere, fa freddo e arriva il buio.
Appena in autostrada mi fermo all’autogrill, e nascosto nel parcheggio dei camion mi spoglio e indosso i vestiti termici. Proprio mentre sono in mutande e senza scarpe, al buio, ricomincia a piovere velocemente, cazzo! Mi vesto alla velocità della luce in maniera disordinata e smette! Devo ricominciare!
Ok, si riparte, l’acqua vera la trovo tra La Spezia e Genova, non ho messo l’antipioggia e le borse sono scoperte, ma vado abbastanza forte e il parabrezza devia tutta l’acqua.
Alle 23 arrivo a casa dei miei a Borgio Verezzi, è stata una lunga tirata, non sono stanchissimo, del resto ormai ero abituato a fare 700-800 km su sterrati, capirai che ci vuole a farne 1.200 su strade vere! Ehehe!


23 Agosto > Borgio Verezzi – Moncalieri (165 km)

Passo una bella giornata con i miei, al pomeriggio un po’ di mare e un po’ di chiacchiere per raccontare il viaggio.
Mio padre ha segnato su una cartina tutto il percorso che ho fatto, man mano che gli mandavo SMS.
Ehehe! Più organizzato di me!
Dopo cena parto per casa mia, mi attendono udite udite 165 km di autostrada! Chissà se ce la farò! A parte gli scherzi ho proprio voglia di arrivare a casa e ritrovare le mie cose, non sono stati molti giorni di viaggio, ma mi sembra che sia passato un anno! Significa che questo viaggio è andato bene!
Parto alle 21 e dopo un’ora e mezza sono a casa.
E’ veramente strano, non è come le altre volte che tornavo da qualche viaggio, faccio fatica a riconoscere la casa e dove sono le varie cose…
Inoltre durante la notte mi sveglio e non ricordo dove sono, mi viene un attimo di angoscia, nel buio penso di essere a dormire a Igoumenitsa, ma la moto dove l’ho messa? Forse sono in Turchia, sì ma la moto dov’è?
Per fortuna dura pochi secondi, dopodiché il cervello si rimappa sul fatto che sono a casa.

Reef

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