12 agosto > Refahiye – Dogubayazit – Van (742 km)

Oggi sveglia alle 6.30 e partenza alle 7.30, voglio arrivare nel primo pomeriggio a Dogubayazit, e mancano più di 500 km.
La moto la trovo lavata, meno male, era diventata bianca per la polvere…
Si parte e… cazzo! La strada non c’è ancora! Mi aspettavano 400 km di “non strada”, cioè pietraia bianca, polvere bianca densa alzata da macchine camion e autobus, buche continue e tratti di catrame che mi riempivano di pietrine nere appiccicose! Cazzo, è peggio di una corsa per enduro! E io sono su una custom! Non importa, tanto indietro non si torna! Mi fermo a fare qualche pausa, dopo la bella valle verdeggiante di Erzincan (dove il benzinaio, oltre al chai, mi ha regalato una cartina e altre cose) si rientra nei monti, e si costeggia l’Eufrate.
Anche qui si passano dei posti indescrivibili, provo a fare qualche foto ma sono sicuro che non renderà come esserci.

Arrivo a Erzurum e faccio una foto davanti al cartello di ingresso, cominciano le postazioni militari, comincia il curdistan, si susseguiranno diversi posti di blocco militari durante il percorso.
Il paesaggio cambia di nuovo, mi ritrovo su un percorso con stradina approssimata a passare in mezzo a villaggi di pietre e fango, parallelepipedi con tetto di paglia, dove i bambini giocano nel fiumiciattolo a bordo strada, le donne copertissime battono con dei bastoni il bucato e gli uomini portano al pascolo capre e mucche animali vari, anche attraversando la “strada” ovviamente!... E’ strano, mi ritrovo in un altro mondo, uno scorcio rurale di altri tempi. Al mio passaggio i bambini e le bambine mi salutano o rimangono sbigottiti come vedessero un UFO… i più bastardelli mi tirano le pietre, per fortuna con scarsa mira!
Faccio pranzo ad Agri, da un benzinaio che ovviamente appena arrivato mi ha offerto il chai e le solite domande “Quanto costa la moto”, “A quanto va”, “Da dove vieni”… Bisogna dire che ormai si comunica a gesti, nonostante abbia imparato qualche parola turca…
Sono veramente stanco e demotivato, sto facendo una fatica immensa a guidare su queste strade, il carico si muove sempre, le buche sono crateri e il sole picchia… ma picchia veramente!
Mancano circa 100 km a Dogubayazit, vedo in lontananza una montagnola un po’ più alta delle altre e la scambio per l’Ararat, mi dà conforto e continuo a fare lo slalom tra le buche (e a prenderne tante!) a 30-40 all’ora.
A 50 km da Dogubayazit torna una strada accettabile e vado a 100 all’ora, si susseguono delle colline, arriva una collina un po’ più alta che copre la vista di quello che c’è dopo… la strada sale…. Arrivo in cima… e dall’altra parte si apre un immenso orizzonte, davanti a me una maestosa e imponente montagna, enorme, unica, con la sommità innevata… è lei! E’ l’Ararat! Cristo! E’ spettacolare e bellissima e ci sono arrivato! Mentre le guido incontro mi prende un’emozione sempre più forte… rido… mi vengono le lacrime… scoppio a piangere e a ridere, mentre accelero verso di lei, la strada le va incontro, alzo la visiera e abbasso la bandana, sento il vento, le vado veloce incontro! E’ bellissima… mi fermo a bordo strada a guardarla, ed è ancora lontana…

Arrivo a Dogubayazit, è una cittadina carina, l’accoglienza è strepitosa, qui sembrano abituati ai turisti, è la città di confine con l’Iran., tutti parlicchiano inglese finalmente!
Salgo a visitare l’Ishak Pasa, l'antico palazzo di un governatore ottomano, la porta del medio oriente, ovviamente la salitona è una strada di pavè a pietre grosse! Cazzo! Ma riuscirò a fare una strada normale?!?!
Il palazzo è bellissimo, dopo di me arriva un Goldwing, sono due milanesi, Lisa e Antonio, si parcheggia vicino alla mia Principessa, finalmente una moto più impressionante della mia, che al confronto è una biciclettina tutta sporca… Loro hanno fatto la strada dal Mar Nero per arrivare qui, giochiamo con un ragazzino curdo che vende collanine, e visto che ci ha guardato le moto gliene compro un po’. I ragazzi vanno a visitare il palazzo, quindi li saluto, perché voglio andare a Van. Mi rimetto in marcia, faccio benzina (+ chai, ormai ovvio…), mi faccio scattare una foto con l’Ararat alle spalle e prendo la strada per Van.

Finalmente! Una strada vera! La temperatura è dolce, non fa più caldo, il territorio diventa immensamente verde e diverso da prima, mentre l’Ararat si allontana alle mie spalle…
Passare su questa strada è una esperienza da fare, quello che vedono i miei occhi è indescrivibile, mi stendo sulla moto gambe distese avanti, casco aperto e vado a 80 all’ora, mi godo veramente il viaggio. Si attraversano villaggi curdi, vengo avvolto da una bellissima sensazione di serenità, attraversando il niente e l’immenso ed essere soli e sereni… E penso a quelli che mi hanno messo paura a venire qui!...e sono anche Turchi! Non sanno cosa si stanno perdendo…

I camion e le macchine mi si accostano per salutarmi, anche al posto di blocco militare mi danno il benvenuto mentre mi controllano il passaporto. C’è da dire che buona parte del merito va a Principessa, che nonostante sia di nuovo sporchissima, attira sempre lo sguardo di tutti, soprattutto qui, alle porte del Medio Oriente.
Costeggio il lago di Van, e la natura mi regala uno splendido tramonto, una palla rosso fuoco che si adagia nel lago, attorno ci sono basse e immense distese di colline verde smeraldo.
Arrivo a Van che è quasi buio, sono a più di quattromila chilometri da casa, chiedo a un signore un informazione per un hotel, si fermano anche dei ragazzi, mi ripetono “Welcome to Van” e mi consigliano il Bayram Hotel, nella strada principale. Mi dirigo lì, ed ad accogliermi c’è Resat Bayram (si legge “Rasciat”), che è lì dal 64, era un ragazzino quando la famiglia ha costruito l’albergo. Mi dà indicazioni su tutto, mi racconta un po’ la sua storia e ovviamente mi offre il tè. Io mi scuso per il fatto che mi presento in condizioni pietose, e lui da vero gentleman mi dice di non preoccuparmi perché capisce, è veramente onorato che io sia lì a visitare la sua terra. E sì! Mi fermerò qui un paio di giorni, domani visita all’isoletta di Akdamar.
Vado a fare la doccia e esco per mangiare e fare un giretto per la città.

13 agosto > Van – Akdamar – Van (128 km)

Mi sveglio in modo naturale alle 9, faccio colazione e decido di fare un giro per Van. Porto a lavare la moto (che è disastrata) e i ragazzi del lavaggio non vogliono niente! Provo a riparare i cavi delle frecce, ma mi scoccio subito e lascio stare, chissà quali altre strade incontrerò…
La cittadina è veramente carina e ospitale, vado al castello sul lago e al molo dei ferry boat.

Vado a mangiare nel posto di ieri sera, dove sono riconosciuto e ospitato da tutti, e mi accorgo che la giovane cameriera mi punta. L’avevo già notato ieri sera ma non ci ho fatto troppo caso, inoltre gli altri confabulano chiaramente di me, mentre la ragazza si intimidisce… E’ molto carina, viso delicatamente mediorientale, capelli scuri lungo le spalle, modi gentili e discreti, tiene le spalle in avanti, a voler nascondere pudicamente il seno, la sua femminilità… accenna dei leggeri e ingenui sorrisi, è veramente la stellina di Van!
Subito dopo pranzo decido di andare a visitare l’isoletta di Akdamar. Resat, con la sua unica ospitalità, mi dà indicazioni perfette per raggiungere il paesino di Akdamar lungo la costa e dove prendere la barca.
Mi metto in strada e subito dopo la cittadina di Gevas vedo parcheggiato il Goldwing di Antonio e Lisa, a bordo strada, davanti a un altro noleggiatore di barca per l’isola. C’è un ragazzino che “veglia” sulla moto, mi fermo e gli chiedo dove siano gli Italiani e mi fa capire che sono sull’isola. Bene! Li raggiungerò tra poco! Proseguo lungo la strada e trovo un altro “noleggiatore di passaggi” per l’isola di Akdamar. Mi fermo lì, andrò con la loro imbarcazione. Sento una ragazza parlare italiano, le vado incontro e mi presento. Sono due ragazze, Livia e Michela, zaini in spalla, stanno visitando la Turchia con gli autobus. Grandiose! Andiamo sull’isola insieme, visitiamo la chiesetta armena e gironzoliamo per l’isolotto.

Rimaniamo a chiacchierare sugli scogli e quando torniamo ci accorgiamo che abbiamo fatto tardi! Il traghettino è già partito! Ci toccherà aspettare un po’, altre chiacchiere con una famiglia curda che era lì con noi, dopodiché si riparte. Loro sono dirette a Van, prendono il dolmus (furgone tipo Ducato 9 posti, che è un taxi collettivo), le precederò con la moto e prenoterò una stanza per loro al Bayram. Non ho incontrato sull’isola Antonio e Lisa, ma quando raggiungo la mia moto, mi accorgo di un fogliettino sul parabrezza! Eheh! E’ un loro messaggio, hanno visto Principessa parcheggiata e mi hanno scritto un saluto e la loro direzione, che è Diyarbakir.
All’albergo Resat è prontissimo ad ospitare le ragazze, mi offre anche la sua macchina per andarle a prendere alla fermata che è a un paio di km verso il lago. Così porto la moto in garage, ma al mio ritorno il tipo alla reception mi dice che le ragazze sono già arrivate! Ottimo! La sera la passiamo insieme, prima in una bella pasticceria con terrazzino, poi in giro per Van a cercare un posto dove cenare. Mi rendo conto di quanto sia difficile essere una donna emancipata da queste parti. Nonostante siano vestite del tutto, e nonostante ci sia io, i ragazzi che passano le puntano in maniera quasi morbosa! Per fortuna mi hanno detto che, a parte qualche atteggiamento di invadenza, durante il viaggio non sono mai state in pericolo. Ormai è tardi, e i ristoranti sono chiusi, si va quindi in quel locale che conosco e mangiamo lì. Non ci sono clienti, è tardi, cosicché tutta la “famiglia” del locale si prodiga di cortesie (anche troppe!) per metterci a nostro agio.
A un certo punto arriva la Stellina di Van e tutti ricominciano a confabulare… Dato che sono al tavolo con Livia e Michela non dovrei essere un “pericolo”, cosicché la invitiamo a sedersi con noi. In effetti la ragazzina si è presa una cotta per me! Che tenera! Meglio che faccio attenzione… da queste parti non si sa mai…!
Ormai tutta la “comitiva” del locale è attorno al nostro tavolo e finiamo la cena con i vari discorsi di gente lontana che si incontra, e con le foto di rito.
Torniamo all’albergo, dove il sempre presente Resat si assicura che abbiamo passato una piacevole giornata. Chiaramente con le ragazze le attenzioni aumentano, Resat le definisce “i suoi angeli”… Si assicura inoltre che la giornata di domani sia ben organizzata per tutti, consiglia le ragazze su come visitare le bellezze del luogo e consiglia me sulla strada da fare per la mia partenza. Sono le 23, ci invita nel suo ufficio dopo l’ennesimo chai e ci racconta la commovente storia della chiesetta di Akdamar. Al momento di andare a dormire ci fa dei regali, un cd video di Van, vari depliants e una bella cartina aggiornata per me! E’ veramente una persona unica, le sue parole e la sua gentilezza gli escono veramente dal cuore, ci bacia per il saluto della buonanotte e gli dico “Resat, tu sei il vero gentleman!”, lui mi risponde “Tu sei un vero gentleman, tu hai il cuore pulito!”. Cazzo, un po’ mi commuovo, credo che sia uno dei migliori complimenti che abbia mai ricevuto!
Saliamo al piano, e con le ragazze ci diamo la buonanotte e l’appuntamento per la colazione.
Mi metto a letto e penso a quante fantastiche persone sto incontrando lungo questo viaggio, mi sento bene, sono sereno, è una condizione che non sentivo da troppo tempo! Sono solo 6 giorni che sono partito, sono nei posti che tutti mi hanno sconsigliato di visitare, e sto vedendo con i miei occhi quante cazzate ci facciamo mettere in testa nel nostro bel mondo con le modelle, i palestrati e le “opinioni comuni”… il nostro bel Matrix…


14 agosto > Van – Malatya (583 km)

Sveglia alle 7 e 30. Colazione alle 8 con Livia e Michela e poi saluti finali, prenderemo due direzioni diverse…
Prendo la moto dal garage e la porto davanti all’ingresso per caricarla.
Nella “hall” il mitico Resat ci offre un grande saluto finale con foto incluse.

 

Parto alle 8 e 45, verso ovest, costeggio il lago di Van e penso che un pezzetto del mio cuore rimarrà in Curdistan. Attraversando quest’altra parte di Curdistan e facendo altri veloci incontri, mi rendo conto della meraviglia incantevole che questi posti offrono e di una cosa molto particolare che questa gente povera e semplice può offrire in cambio del nostro “turismo” in quei posti: la serenità e una sensazione di vera umanità… ero a più di quattromila chilometri da casa ed ero solo, ma era come se fossi in famiglia. E non parlo di una singola persona, educata e ospitale per formalità, ma di un popolo che ama accogliere l’ospite nella propria terra.
Passo Tatvan, potrei raggiungere Malatya per due strade, scelgo la più corta che passa da Mus – Bingol – Elazig, quindi oggi non incontrerò per caso Lisa e Antonio sul loro Goldwing, comunque sicuramente ci si vedrà da qualche altra parte.
Al bivio vedo però che la strada che voglio fare io è meno importante di quella che passa per Diyarbakir, ma penso che ormai la zona disastrata l’ho passata, quindi la imbocco… Cazzo! Mancano di nuovo le strade!!!! NOOOOOOO!!!!!!!

 
 

Mi sparo di nuovo 200 km tra sterrato e strade di merda fino quasi a Elazig, dove si entra nella regione dei laghi e ci si avvia verso la Turchia più turistica. Da Elazig in poi il lago e il paesaggio sono fantastici, la strada è finalmente ottima e mi posso distendere gambe avanti e godermi a 90 all’ora il paesaggio.

Arrivo a Malatya alle 18.30, ovviamente c’è traffico, verso il centro trovo due alberghi belli, ma sono cari e non riesco a farli scendere abbastanza contrattando.
Sono stanco sudato e sporco, quindi stavolta trovo la classica topaia a circa 14 euro e mi ci infilo! Per la moto il proprietario me la fa mettere davanti alla porta d’ingresso che quasi non si passa, e comincia a spostare i grossi vasi con le piante in modo da creare una specie di box! Ehehe! Spettacolo! La camera è caruccia, ma il bagno è disastrato, è una nicchia senza porta e non ha la tazza! C’è una toilette comune con cesso alla turca (ovviamente!) ad ogni piano! Vabbè, per questa volta facciamo così, dato che in Cappadocia sarà sicuramente tutto più costoso e voglio rimanerci due giorni. Vado a mangiare e faccio un piccolo giro, poi relax in camera.

15 Agosto > Malatya – Goreme (419 km)

Mi sveglia il sole, parto verso le 8 e 30, al distributore mi accorgo che si sta staccando il blocchetto chiave del tappo della benzina, la parte di sotto con le alette… Cazzo! Non si può più chiudere o aprire il serbatoio! Il benzinaio mi indica dove ripararlo, ma non ci capisco niente, così un suo amico prende la macchina e io lo seguo in moto! Arrivo in un Yamaha Center (che culo!), che in realtà è una sgangherata officina, ci sono molte moto Yamaha, ma sono tutte piccolette, all’arrivo di Principessa tutti i ragazzi le vengono incontro. Mi invitano a sedermi all’interno, un divano rattoppato, il banco da lavoro e il vecchio dell’officina. Non ci capiamo e non possiamo parlare, ma prendiamo insieme il tè e mi gira una sua sigaretta. Intanto il ragazzo mi ripara il blocchetto… è perfetto! Come nuovo! E non vogliono niente! Ormai non mi meraviglio più…
Riprendo la strada, oggi ho pochi chilometri, così vado piano e mi godo il viaggio. Ormai si va verso la zona turistica e le strade sono buone.
Dopo pranzo mi fermo a Kayseri, una grossa e moderna città, e vado in una banca a cambiare 100 euro.
Arrivo in Cappadocia, a Goreme e cerco un bell’alberghetto. Mi fermo due notti al Cave Hotel, per circa 23 euro a notte e la moto me la fanno mettere all’interno del giardino!
Dopo di me arriva una coppia di Italiani su BMW, Livio e Lorella, molto simpatici, passiamo la serata insieme passeggiando per Goreme e cenando in un bel ristorantino. Loro andranno verso Van e verso l’Ararat, da dove arrivo io.


<<< torna a pagina 1 vai a pagina 3 >>>