7 agosto > Moncalieri – Jezevo (810 km)

Partenza ore 9.00
Pensavo di non riuscire a dormire, ieri sera ero abbastanza inquieto, invece al suono della sveglia alle 8 mi sento pronto e in forma! Mi preparo e scendo in garage. Principessa è già carica da ieri sera. Foto di rito prima della partenza e poi via, verso l’Ararat!

 
 

Il traffico è scorrevole, intorno a Piacenza nuvole e un po’ di pioggia, ma in Veneto torna il sereno e il gran caldo!
Passo da Trieste ed entro in Slovenia alle 16, belle strade e autostrade, pago tutto con la Visa, direzione Lubijana e poi Zagreb (Zagabria). La Slovenia è freschina, collinosa, piena di alberi sempreverdi, quasi montana.

Una pausa in un autogrill e poi via verso la Croazia, dove entro alle 18.30
Il sole sta calando e ci sono nuvole, penso di passare Zagabria e poi cercare un posto dove dormire. Per fortuna c’è un posto sull’autostrada con distributore, e a 200 metri motel-ristorante. 25 euro con parcheggio interno, direi ottimo! Per cena due bistecche di maiale con patate, un’insalata e un Jack tutto a circa 11 euro…!
Torno in camera, la stanchezza comincia a farsi sentire, ma ho fatto abbastanza chilometri oggi, non pensavo. Ascolto un po’ di musica e finisco la giornata.

8 agosto > Jezevo – Sofia (792 km)

Mi sveglio alle 7.30, conto di partire tra un’ora. Carico la moto sotto una leggera pioggia, che palle! Accanto a me 3 motociclisti tedeschi su 3 BMW che vanno a Istanbul.
Parto che piove, ma niente antipioggia, il parabrezza lavora bene. Passo la frontiera con la Serbia alle 11.30 dove incontro di nuovo i 3 tedeschi. Ci facciamo insieme le foto di rito davanti al cartello di ingresso.

Ora è sereno e comincia un gran caldo, mi fermo a mangiare a 50 km da Belgrado.
La strada passa da Belgrado, è una città che fa impressione, palazzoni vecchi semidistrutti e anneriti dalla passata guerra, mi prende una brutta sensazione, traffico intenso, strana gente in giro, non me la sento di fermarmi per scattare delle foto.
Continuo ad attraversare la Serbia, ho un piccolo problema al pedale del freno posteriore, con lo sporco e i km non torna più su, lo tiro su col piede e uso solo l’anteriore. Al fondo della Serbia si passa in un altro paesaggio, montagne verdi, gole, un fiume rosso ruggine e paesini che sembrano uscire dall’Italia degli anni cinquanta. Esco dalla statale per fare benzina, in un vecchio e diroccato distributore il ragazzo mi presta lo Svitol Serbo e metto a posto il pedale.

Arrivo alla frontiera bulgara e mi metto in coda, ci saranno 5 o 6 macchine prima di me.
Arriva un motociclista su un enduro Yamaha, mi vede e mi si accosta. Ci salutiamo e ci presentiamo. Si chiama Sergio (Sergej), è un dottore della mia età, che vive e lavora in Austria da ormai 15 anni. Sta tornando a Sofia per le vacanze a incontrare la famiglia. E’ un tipo socievole, mi chiede di andare a bere qualcosa a Sofia appena passiamo la frontiera. Io sono un po’ titubante, ho fatto parecchi km, il sole sta tramontando e devo ancora pensare a un albergo… Però accetto, voglio entrare nello spirito del viaggiatore in solitaria. Per fortuna suo fratello lavora in dogana, ora non è lì, comunque seguo Sergio, che passa la coda e in un batter d’occhio passiamo la dogana, eheh!
Andiamo verso Sofia, prima di partire mi mette in guardia sulle pessime condizioni delle strade bulgare. Io penso “E che sarà mai…” Cazzo! Mancano dei pezzi di asfalto! Buche ovunque e sta facendo buio…! Meno male che seguo lui, va molto piano, mi ha avvertito che in Bulgaria la polizia è parecchio bastarda con chi va forte! Entriamo in Sofia e mentre andiamo verso il centro mi fa un po’ da cicerone, spiegandomi palazzi e un po’ di storia, tutto questo tra un semaforo e l’altro. Arriviamo a un bel pub, dove c’è suo fratello e altri bikers, mi presenta a tutti e gli spiega del mio viaggio e della mia destinazione. Mi dicono che dove voglio andare io è pericoloso, ok si comincia! Non saranno i primi! Mi offrono da bere, ma verso le 22.30 gli spiego che devo ancora mangiare e cercare un albergo per la notte…. Nessun problema! Dimitri, il fratello, telefona all’albergo di un suo amico, un albergo quasi di lusso in collina, mi prenotano a 30 euro una suite all’ultimo piano! Spettacolo! E per mangiare? No problem, si va dalla mamma! Ma come! A quest’ora, non so se accettare, e poi con i miei problemi alimentari… Ok, visto che è un dottore, spiego a Sergio che non posso mangiare latticini, mi portano in albergo e lascio la moto, farò il passeggero sullo scooterone di Dimitri! Ehehe… che forza! Di nuovo in giro per Sofia! Andiamo a casa della madre e la splendida signora mi ha preparato una cena di specialità bulgare senza latticini! Non ci posso credere! Sono le 23.30 e mi accorgo adesso che devo tirare di un’ora avanti l’orologio! Cazzo! E’ mezzanotte e mezza! Passiamo una bella serata, e verso l’una e mezza, dopo una bella foto tutti insieme, Sergio mi porta in giro per i locali di Sofia. Che fortuna! Sofia by night è uno spettacolo e conosco anche un po’ di gente, mi sento che il viaggio comincia bene…
Ci scambiamo le e-mail e i telefoni, casomai se faccio un giro in Austria lo passo a trovare, inoltre se al ritorno ripasso da qui, torno a salutarli. Mi danno anche i soldi bulgari per tornare in taxi in hotel, visto che non accettano euro!
Torno in albergo alle 4 e mezza! Che spettacolo di stanza! Con salottino in pelle, un bel bagno e varie amenities… inoltre una splendida vista su Sofia by night! ;-) Buonanotte…

9 agosto > Sofia – Edirne (324 km)

Alle 9.15 mi sveglia il sole, decido di alzarmi, sono comunque in forma e pronto a partire, anche se ho dormito poco. Vado solo un po’ al rallentatore, infatti parto alle 10 e mezza. Ma questo viaggio è proprio quello che volevo, sto conoscendo gente e la cosa mi piace.
Arrivare all’autostrada è un casino, tra il traffico e le strade piene di buche.
In autostrada mi fermo a fare una sosta, vedo tre moto, di cui un Vulcan 800 e parcheggio vicino a loro. Riconosco i tre motociclisti che mi guardano seduti al tavolo all’ingresso del locale, che mi fanno cenno di unirmi a loro. Sono turchi, rientrano in Turchia dopo un piccolo giro turistico in Bulgaria. Parliamo del mio viaggio, gli mostro il mio piccolo e unico foglio A4 con una simil-cartina della Turchia e anche loro mi sconsigliano di andare troppo a est per via dei curdi…. Ma porcaccia la Eva! In ogni caso mi dicono di fermarmi a visitare Edirne e di andare all’Efe Hotel, perché il boss è un loro amico biker! Ottimo! Riprendiamo la strada verso la Turchia tutti insieme, ma dopo un po’ li lascio per fermarmi a mangiare.

Arrivo alla frontiera che fa un caldo pazzesco, il lato alla fine della Bulgaria è proprio un postaccio, mi fermo a bere qualcosa perché sto sudando da pazzi! C’è strana gente in giro, non mi allontano dalla moto. Davanti a me c’è un gruppo di persone dall’aria inquietante, uno mi si avvicina e si piazza dietro la moto… sono teso… se prova solo a toccare Principessa gli rifilo un calcio in faccia che gli stampo “Caterpillar” al contrario sulla fronte! Invece fa un cenno di ammirazione, un sorriso che gli conto sulle dita di una mano i denti neri che gli rimangono, e se ne va…
Faccio un po’ di foto alle frontiere, passo quella bulgara e all’interno delle due rischio un’insolazione per la lentezza di quella turca!
Arrivo al gabbiotto, mostro passaporto e carta di circolazione e il tipo mi fa “Green Card!” Cazzo! La Carta Verde! Non ce l’ho!Porca miseria, io posso entrare ma la moto no! Lascio la moto oltre il gabbiotto e torno indietro sotto il sole, ben vestito della mia attrezzatura, e mi dirigo verso un ufficio di assicurazioni turco. Stipulo una polizza per la moto, valida fino a metà novembre, al costo di 5 euro! Torno al gabbiotto e il tipo mi timbra tutto per bene. Finalmente passo. Vicino alla moto trovo una famiglia di camperisti, già incontrati in un pranzo in Croazia, mi sconsigliano di andare in curdistan, forse ci rivedremo in cappadocia.
Passo la dogana turca e mi dirigo subito in un lercio e clandestino negozio a cambiare 200 euro in lire turche, devo assolutamente bere qualcosa e non accettano euro.
Riparto per Edirne, è una cittadina a pochi km dal confine, arrivo all’ora di punta, devo guidare all’italiana per rimanere in piedi, dopo mezz’ora, grazie alla disponibilità di alcuni passanti, trovo l’hotel, contratto il prezzo e prendo la camera. La moto può restare in strada, proprio davanti alla reception, che non chiude mai. E’una stradina laterale, ci sono un sacco di galline per la strada!
Mi faccio una bella doccia e mi cambio, l’hotel ha internet gratis ed è molto carino. Faccio un giro per Edirne, mi sento molto turista con la fotocamera a tracolla…

Ho fame, devo solo scegliere dove andare a mangiare, visto che è pieno di localini e alberghetti.
Invece di assaporare la cucina locale entro in un pub… Mi siedo e al bancone vedo uno dei tipi dell’hotel, che mi riconosce e mi fa un cenno di saluto. Mentre mangio arriva un Varadero 1000, il biker entra e saluta tutti, comincia a raccontare di qualcosa che ha fatto con la moto.
Vedo che parla col tipo dell’hotel e si gira verso di me. Io dico Hello e il tipo mi chiede chi avessi incontrato lungo la strada che conosceva il boss dell’hotel. Appurato che sono un motociclista viaggiatore in solitaria, mi invita al loro tavolo e cominciamo a fare amicizia. Si chiama Billy, in quattro sono appena tornati da Artvin, all’estremo est della Turchia, costeggiando il Mar Nero, quindi tutta zona turistica. Ormai con gli altri ragazzi facciamo una bella combriccola al tavolo, con le loro cartine alla mano, Billy mi sconsiglia di andare a Dogubayazit, e ancora di più nella zona di Van, quindi in pieno curdistan. Mi dice che è meglio se passo costeggiando il Mar Nero, ci sono delle belle superstrade. Io continuo a ripetere che la mia destinazione è l’Ararat e voglio attraversare l’Altopiano Anatolico, se volevo vedere delle coste turistiche me ne stavo in Italia! In ogni caso ormai sto cominciando a intimorirmi, cazzo! Per fortuna arriva al tavolo il dottore di famiglia della zona, un vero viaggiatore, ha girato anche tutta l’Europa, che leggendo nei miei occhi la mia voglia di fare la mia strada, mi rassicura dicendomi serenamente “Vuoi andare là? Vacci! Non ti preoccupare, è sicuro al cento per cento”. Wow, finalmente, mi torna un po’ di conforto…
La serata continua in maniera piacevole, Billy mi prepara un foglietto con scritte le paroli inglesi e la traduzione in turco, giusto per la sopravvivenza! In effetti con loro parlo inglese, ma quando mi spingerò a est non sarò più così fortunato.
Torno in camera all’una e mezza di notte, la moto è tranquilla e placida in mezzo alle galline!...
Buonanotte…

10 Agosto > Edirne – Bolu (534 km)

Che nottata! Prima il gallo in strada che rompeva i coglioni, poi il muezzin al megafono della moschea che cantava lagnosamente!
Parto di nuovo tardi, sono le dieci e mezza, ho di nuovo dormito poco, ma adesso ho degli amici anche a Edirne! Nella hall trovo Billy che mi aspettava per salutarmi, che mitico! E’ ben vestito, oggi è venerdì, per loro è il giorno religioso.
Vado a caricare la moto e mi accorgo non solo che nel lavaggio strada me l’hanno schizzata di ghiaia infangata, ma anche che le galline si sono messe a dormire comode sulle selle e me l’hanno cagata tutta!
Mi metto in autostrada, direzione Istanbul, fa già caldissimo, si passa in territori pianeggianti e aridi, grosse autostrade, una centrale nucleare, chilometri senza niente e nessuno. Mi fermo in una pausa e dei camionisti mi invitano al loro tavolo per bere il tè. Questo tipo di inviti sarà una costante che si ripeterà più volte al giorno in tutto il viaggio in Turchia.


A 50 km da Istanbul comincia il traffico e la periferia. Sarà un tratto di un centinaio di chilometri con un traffico molto pericoloso, camion lenti fumosi e stracarichi che passano ovunque, macchine che guidano a cazzo, bisogna avere 10 occhi, mentre accanto scorre l’immensa Istanbul.
Arrivo al pedaggio del ponte Ataturk, sto per passare il Bosforo, c’è molto vento sul ponte, lo attraverso lentamente, è una grande emozione, il cartello Welcome in Asia mi dà un bel brivido, ma non c’è spazio a destra per fermarsi a fotografare. Mi fermo subito dopo il ponte per mandare un po’ di SMS.
Mi rimetto in marcia, costeggio il Mar di Marmara e un bel lago, faccio varie soste per il male al collo, voglio arrivare ad Ankara ma mi fermo a Bolu.
E' più fresco, dopo Duzce si passa tra monti verdeggianti.
Bolu è una cittadina meno frequentata, sulla statale che la raggiunge dall’uscita dell’autostrada vedo la fabbrica della Barilla! Trovo una topaia per 10 euro e metto la moto in una specie di garage semi-diroccato a 3 euro per la notte.
Sono le 19.30 e vado a mangiare, sono in centro, c’è una bella via centrale con molta gente. Nel locale non ci capiamo per niente, l’inglese qui non lo sanno tutti, il tipo mi mostra le foto del cibo e io scelgo. E’ gentilissimo, mangio un bel po’, tra carne, verdure, patatine, riso e bevande e spendo l’equivalente di 2 euro e mezzo!
Torno in stanza, sono stanco, stasera niente baldorie! Voglio partire presto domani, buonanotte…


11 agosto > Bolu – Refahiye (807 km)

Sveglia alle 7 e 30, via dalla topaia, prendo la moto al “garage” e mi fiondo in autostrada, appena posso mi fermo a fare colazione e prendere la scorta d’acqua, per fortuna si trovano ogni tanto anche i Powerade.
Arrivo ad Ankara e mi immetto in tangenziale, rischio di rimanere a secco, la tangenziale è molto lunga e non ci sono distributori. All’uscita verso Kirikkale mi fermo a fare benzina e ovviamente il benzinaio mi offre ombra e tè (chai)! Ehehe :-)
Riprendo la strada per Kirikkale, è una statale, viaggio a 90-100, ma dove posso aumento a 120, voglio arrivare per pranzo a Yozgat.
Ci si immette così nell’altopiano anatolico, attraversarlo è una esperienza unica e indimenticabile. L’immensità e la spettacolarità di tutto quello che c’è attorno è indescrivibile. Lunghissimi rettilinei spezzano l’altopiano, ci sarebbe da fotografare ad ogni chilometro!


Pranzo a Yozgat, in un ristorantino in centro sulla strada principale. Riparto alle 14, il caldo è pazzesco, mi dirigo verso Sivas e la strada, da due corsie per senso di marcia, diventa ad una corsia, nera e senza striscie, piena di buche e avvallamenti, si tengono i 90-100, ma in certi punti ci sono chilometri con una specie di pece nera, quando si passa sopra sembra che la strada sia bagnata, in ogni caso non sembra esserci pericolo di scivolamento.


Poco prima di Sivas mi fermo per una pausa in un distributore non funzionante, è tutto una maceria con attorno il nulla, ma il frigo funziona e prendo da bere. Ci sono dei tipi all’ombra che vedono la targa italiana sul parabrezza e mi invitano a sedermi all’ombra spiaccicando qualche parola in Italiano, tipo le squadre di calcio e i nostri calciatori. Con loro c’è anche uno svizzero del cantone tedesco, biondino, che sta andando in India in bicicletta, è via da tre mesi, che pazzo!
Riparto, la strada migliora un po’, e dopo Sivas mi metto a 140 per fare più strada. Ora è una bella strada, riesco anche a fermarmi a fotografare, dato che c’è la corsia di emergenza. Penso di arrivare a Erzincan, ma all’ingresso della catena montuosa mancano dei pezzi di strada, tutto diventa una immensa pietraia bianca, e così per un centinaio di chilometri, solo ghiaia e pietre e polvere e buche, vado a 30-40 all’ora, mangiando la polvere alzata da macchine e autobus.

Ho frequenti fondo corsa all’anteriore, e anche il posteriore mi va a fondo, la ruota sbatte contro il parafango, tranciandomi i cavi delle frecce posteriori, cazzo! E’ difficile tenere su la moto, supero anche due enduristi inglesi, inoltre sono pure in riserva, quell’ultimo distributore era scarico, e la prossima cittadina è indicata a 50 chilometri! Per fortuna si scende dall’Altopiano, sono 30 km di discesa, faccio dei tratti in folle, sono sicuro che da un momento all’altro mi finisce la benzina, sono nel nulla, nella pietraia e in queste gole il sole è calato da un bel po’ ed è molto scuro! Meno male che mi sono lasciato quei due enduristi alle spalle, in ogni caso erano diretti a Kars, la strada da fare è solo questa… Dopo 40 km, alle 19.30 arrivo in una apertura delle montagne, dove c’è un grosso hotel, con distributore modernissimo e ristorante e mega stazione degli autobus! Sono a 10 km da Refahiye e più o meno a 60 km da Erzincan. Decido di fermarmi, sono veramente cotto! C’è un tipo che con una pompa lava macchine e bus, gli dico di lavarmi la moto, la parcheggio lì e vado a lavarmi finalmente anch’io. Mangio nel ristorante annesso e me ne torno in stanza. Ascolto un po’ di musica e me ne vado a dormire.



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