Diario Di Viaggio
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DUSSELDORF 2006

2.400 km > 18 giorni

Nazioni attraversate:
Italia, Francia, Lussemburgo, Germania

Itinerario per città:
Torino, Lione, Lussemburgo, Dusseldorf e ritorno


Diario di viaggio:

E’ il 18 gennaio. Si riparte. Destinazione Dusseldorf, in cima alla Germania, per il Salone della Nautica. E’ la seconda fiera nautica che faccio per la stessa azienda di yacht, dopo quella di Genova del 2005.

Appuntamento alle 6.30 (del mattino!) appena fuori Torino. Cazzo che sonno! Ovviamente sono andato a letto alle 2! LAVORO NELLO SPETTACOLOOOO! IL MATTINO NON DEVE ESISTEREEEEE!!!!! Esco di casa e salgo in macchina che è ancora buio, sono le 6. Penso che potrò dormire in viaggio, così tengo sveglio solo un neurone, giusto per arrivare all’appuntamento.

Tra una balla e l’altra si fanno le 7 e mezza e fa un freddo cane, quindi mi sono svegliato del tutto! (Cazzo!...) e saluto per sempre la continuazione del mio sonno.

Siamo in 5 (compreso il titolare che guiderà tutto il viaggio!...), su un comodissimo Mercedes Vito con tutti gli optional possibili, grigio metallizzato e con i vetri scuri!

Il percorso prevede di non passare per la Svizzera, quindi imbocchiamo la Torino-Bardonecchia per attraversare le Alpi dal traforo del Frejus, e fare un pezzo di Francia. E’ più lunga, ma ci sono dei problemi al traforo del Monte Bianco, quindi amen…!

Riscopro la guida disinvolta del titolare, che non stacca mai il piede dall’acceleratore, per fortuna non stacca gli occhi dalla strada. Mi cago sotto, la strada fino al Frejus è viscida e ghiacciata, per fortuna si arriva all’imbocco del traforo… All’interno, come in ogni traforo, è vietatissimo superare i 60 Km/h, e bisogna tenere una bella distanza di sicurezza da chi ci precede (le numerose telecamere interne vegliano su questi “particolari”).
Attraversare un traforo è sempre spettacolare… la galleria sembra non finire mai, sono diversi chilometri… inoltre dal termometro digitale del Vito si vede in tempo reale la temperatura che sale…sale… fino a 30 gradi nel centro del traforo, per poi scendere… scendere… e tornare ai 2 gradi dell’esterno francese.

Penso che per fortuna siamo in Francia, dove non si può andare oltre i limiti di velocità (la gendarmerie è severissima!).
Mi sbagliavo!!! Il tachimetro segna 190 Km/h e ogni tanto veniamo colpiti da raffiche di flash degli autovelox, come fossimo allo stadio a inizio partita! Il titolare non se ne cura…

Ci fermiamo per pranzo in un autogrill con ristorante. Due ore…e via!

Altri colleghi sono già lì da tre giorni, l’installazione della fiera è già a buon punto. Quest’anno si sono quasi sovrapposti il salone di Londra e quello di Dusseldorf, quindi gli altri hanno smontato al volo a Londra e rimontato al volo a Dusseldorf.

Arriviamo alle 18.00, conosciamo già l’albergo, quindi si va dritti alla LTU Arena, a prendere gli altri per andare a mangiare.

Si va a cena come di consueto (per loro…) nel ristorante di Filippo, a 300 metri dalla fiera. La sua famiglia è emigrata in Germania negli anni ’60, la storia di molti, e lui l’Italia l’ha lasciata che era piccolissimo. Per me è importante conoscerlo, dato che tra 3 giorni andranno via tutti i miei colleghi e resterò solo per tutta la durata della fiera come responsabile tecnico. Infatti gli alberghi costano un botto e lui mette a disposizione una stanza di casa sua per i tecnici (lo fa da molti anni), per la modica cifra di 35 euro al giorno.

Se non altro ritrovo con dispiacere il clima del nord. Il freddo umidissimo mi dà accenni di influenza, in ogni caso sono già raffreddato!...Ottimo! E’ solo il primo giorno!...

Il ristorante è molto piacevole, si respira la cordialità di chi l’Italia ce l’ha nelle vene, e il menu riporta gli immancabili errori di traduzione di chi invece la lingua italiana se l’è scordata…

Siamo in otto, tutti attorno a un tavolaccio di legno a mangiucchiare dei mini-pagnottini in attesa di ordinare. Si scherza, si fa festa… ma quando il discorso cade sul fatto che sarò io a fermarmi mi guardano tutti con un sorrisetto sarcastico, come se mi dovesse arrivare una sorpresa che tutti sanno… tranne me…

Arriva la sopresa… a prendere le ordinazioni ecco Filippo! Ha il passo veloce di chi gestisce un ristorante, dà continuamente gli ordini (in tedesco) a questo e quel cameriere mentre cammina, è un ragazzo che non arriva alla quarantina, molto sportivo, i capelli cortissimi per mascherare una impellente calvizie, un fortissimo accento siciliano e… degli angoscianti e esagerati atteggiamenti femminili!!!!!!!!! Cazzo!!! E’ gay!!! E pure di quelli super effemminati!!!!!!
Ora si spiegano le risatine dei colleghi! Porca troia… devo stare a casa sua per due settimane! Non ho altra scelta, l’albergo è a carico mio. E poi non facciamo i soliti pregiudiziosi! Non l’ho nemmeno conosciuto ancora, che cazzo mi frega dei suoi gusti sessuali.
In ogni caso, per tutto il mio soggiorno, non mi ha mai detto di essere gay, e a me non è mai fregato di chiederglielo.

Ci diamo appuntamento per il venerdi 20, all’uscita dalla fiera andrò davanti al ristorante. Ci sarà sua sorella che mi porterà a casa di Filippo, da tutt’altra parte della città (a circa 1 km dalla stazione centrale). Lui sarà lì a darmi due indicazioni veloci perché poi dovrà tornare al ristorante.

Gli altri due giorni di installazione alla fiera passano veloci. Ritrovo con piacere gli spagnoli di Barcellona che si occupano del montaggio dello stand, già conosciuti in occasione del Salone di Genova. Sono tutti stanchi, non tornano a casa da 60 giorni, visto che quello stand arriva dal Salone di Londra e prima ancora da qualche altra parte… Torneranno tutti a casa, non rimarrà nessuno di loro, così mi toccherà anche dare un occhio allo stand, che per la fretta è stato montato a cazzo! La mia squadra si occupa della struttura americana appesa sopra lo stand (60 metri x 40), delle luci per l’illuminazione dall’alto e della parte video.
Ecco alcune foto dell’installazione e dello stand ultimato.

20 gennaio. Domani il Salone apre al pubblico. Se ne vanno tutti, tornano in Italia, tranne il mio collega Jordan. Lui rimarrà con me ancora domani, perché la sera avrà un aereo per Parigi, per andare a lavorare ad un altro Salone. Perlomeno non sarò solo la prima notte da Filippo…
Sono le 18.00 e la sorella è puntualissima. Saliamo in macchina e ci dirigiamo verso casa. Dusseldorf è carina e molto ampia, le strade sono larghe e quello che noto subito è che le macchine sono tutte tedesche. Cazzo! La macchina più merdosa è un BMW 320. Rarissimamente si incrocia qualche Renault, ma è proprio un caso… ci sono BMW e Audi a iosa!
Il viaggio scorre nel silenzio, la sorella di Filippo parla solo tedesco e io e Jordan no! Ai miei tentativi di intavolare una conversazione in inglese, la tipa risponde solo con cenni della testa, il che mi fa concludere che non la riincontrerò durante il mio soggiorno…
A un certo punto ….alleluja… prova a parlare… e in un inglese smozzicato mi chiede se mi piacciono i gatti… “NO!” rispondo senza giochi di parole, dopodichè starà zitta tutto il percorso, e con un atteggiamento un po’ colpevole…
…Cazzo! Vuoi vedere che c’ha pure un gatto! Mannaggia, sono ospitato da un gay che ha pure un gatto! Vabbè, dai! Che sarà mai! “Take it easy” mi dico tra me e me…ma le sorprese non erano ancora finite…

Arriviamo a casa dopo una buona oretta di ordinato traffico tedesco e, con il mio famigerato senso di orientamento delle balle, non ho la più pallida idea di dove mi trovo e come fare per andare a lavorare l’indomani…Per di più mi sento le ossa rotte dall’influenza e il naso che cola…Non ho la febbre (evviva…).

Saliamo le scale, l’appartamento è al primo piano, la tipa apre la porta e…
…PORCA TROIA!!!!!! Filippo ha 13 gatte, 5 cagnette, 2 gabbie di canarini e un acquario!!!!!!
Nooo!! Voglio scappareeeee!
La casa ha un corridoio, due camere, cucina, salotto e bagno. Ovunque ci sono cuccette per cani e gatti, l’arredamento è mostruoso e la casa è piena di oggetti e oggettini appoggiati ovunque, quadri dal dubbio gusto e un disgustoso odore di zoo! Dato che la casa è piccola e gli animali tanti, una decina di cuccette per i gatti sono comprese in un unico “albero” di corda spessa dove le gatte si arrampicano ognuna al proprio posto, sistemato a fianco alla porta del cesso. In pratica, oltre ad avere tre ristoranti, Filippo cura con amore tutte queste gatte e cagnette per farle accoppiare e vendere i cuccioli! Ma è un imprenditore! Beh, in una Germania attuale, con molti problemi di lavoro, ognuno fa quel che può…

La mia stanza è una camera di 3 metri di larghezza per circa 4 di lunghezza, finestra al fondo, letto e armadio a sinistra, e a destra….una murata di sacchi di cibo per gatti! Cazzo che odore! Come si fa a dormire qui dentro!
Vabbè, saranno due settimane del cazzo!
Filippo e la sorella se ne vanno, non prima di avermi raccomandato di non lasciare MAI la porta aperta o socchiusa, perché altrimenti le gatte scappano. Rimane a casa solo Massimo, un suo “amico”, molto simpatico e per niente effemminato. Mi spiega come fare per andare a lavorare e rimaniamo un po’ a parlare dell’Italia e della Germania. Anche il suo italiano è molto siciliano e “dimenticato”, ma ci capiamo perfettamente.
Questa notte Jordan rimarrà a dormire sul divano in salotto, dato che non ci sono altri letti in casa.

21 gennaio. Il Salone apre al pubblico. Siamo arrivati puntalissimi, dato che da casa di Filippo alla stazione si prende il tram sotto casa (o si arriva a piedi), e dalla stazione alla LTU Arena c’è la metropolitana. E’ pazzesco come è perfetto il sistema dei mezzi pubblici. Un punto a favore dei tedeschi.

C’è un sacco di gente e la giornata passa in fretta.

Alle 18.00 la fiera chiude, torniamo in fretta a casa perché Jordan deve preparare la valigia e tornare on the road…
Facciamo due chiacchiere in salotto, a casa non c’è nessuno, cazzeggiamo un po’ con il suo computer portatile.
“Dai sono le 8, parti che me ne vado a cenare” – le chiavi di casa ce le ho io…
Ci salutiamo, prende lo zaino e se ne esce.
Vado in camera mia a prendere un maglione in più per uscire (la cucina non è compresa nel prezzo dell’ospitalità), quando sento uno strano e “affollato” miagolìo…
Vado a vedere… NOOO!!!! Jordan non ha chiuso bene la porta!!!! CAZZOOOO!!!!! Molte gatte sono scappate fuori, hanno salito e sceso le scale… Qualcuna vedendomi rientra di corsa… Porca troia, chissà se sono uscite dal portone…. e poi quante sono? Quante ne mancano? Mannaggia la puttana! Guarda che situazione del cazzo! Mi trovo a Dusseldorf, non so una parola di tedesco, sono a casa di un finocchio mai visto prima a cercare di far rientrare ‘ste puttane di gattine in casa! In più ho l’influenza e ho fame!
Tra una bestemmia e l’altra, e l’incontro con un vicino “scocciato” per il trambusto, riesco a ricacciare in casa tutte le gatte, tranne una… una bastarda di gattona nera si è nascosta dietro un enorme vaso a metà della rampa di scale, e nonappena mi avvicino tira fuori le unghie e soffia. Col cazzo che ti prendo… ancora che mi graffi e poi la giornata è completa. Per fortuna ho il numero di Filippo nel cellulare, gli telefono al ristorante senza muovermi da davanti alla gatta, mi dice che arriva di corsa. Per quanto corra ci vorrà almeno mezz’ora e io rimango lì come un imbecille, con i vicini che ogni tanto passano e vedono uno sconosciuto fermo immobile davanti a un vaso e con il sorriso ebete di chi è in super imbarazzo e non capisce un cazzo della lingua!

Finalmente arriva Filippo, risolve la situazione e se ne torna al ristorante.
Io ho i coglioni che raschiano il pavimento e vado in giro per il quartiere a cercare un posto dove mangiare. Non sono un turista, quindi appena vedo una scritta in italiano mi ci dirigo. Sono le 9 e mezza di sera, non ci sono problemi, poi sono contenti che sia entrato un “connazionale” dall’Italia. Passo la serata a chiacchierare con i tipi del ristorante, mi accorgo che ci sono un sacco di immigrati Italiani. Anzi, c’è gente di tutte le nazionalità, passeggiando per strada sento parlare almeno una decina di lingue diverse… Già, dimenticavo che il resto d’Europa è avanti rispetto al “paesone Italia”. Sono stanco, l’umidità di Dusseldorf e le mie ossa non vanno d’accordo, inoltre è quasi mezzanotte, torno a casa. Filippo ancora non c’è, mando a cagare i gatti e mi chiudo in camera. Mi metto a letto, ma l’odore del cibo per gatti che ho a due metri è nauseante, in più l’influenza mi fa sudare e ho una gran voglia di pisciare, ma non ho la forza di alzarmi dal letto. Verso l’una sento del movimento in casa, è rientrato Filippo e non è solo… da quel momento mi sarei accorto che fa degli orari di vita pazzeschi, lo rivedrò pochissimo e conoscerò un sacco di gente del via-vai che c’è in quella casa, tra uomini e donne (anche fighe!). Alle due sono ancora sveglio, devo assolutamente pisciare! Mi alzo e apro la porta… buio totale…non ho la più pallida idea di dove siano gli interruttori della luce e “sento” lo sguardo dei gatti su di me! Ho la pila sempre con me, ma decido di non accenderla… non sia mai qualche gatto si spaventa e mi salta addosso! Nell’oscurità più totale mi dirigo “a memoria” verso il bagno… Cazzo! A fianco alla porta c’è “l’albero” pieno di gatti… e per accendere la luce del cesso devo infilare la mano proprio lì. Quella bastarda della gatta nera inizia a soffiare e con gli occhi ormai abituati al buio la vedo che mi punta a un metro di distanza! Vaffanculo! Ci rinuncio e me ne torno a letto. Prendo un po’ di sonnifero per dormire e domani piscio!

22 gennaio, ore 7.00 Suona la sveglia. E’ ora di andare a lavorare. Esco dalla stanza e mi accoglie sorridente Massimo, che ha già preparato la colazione. E’ lì perché al mattino porta le cagnette a pisciare. Filippo è già uscito (ma cazzo! Non dorme mai ‘sto tipo?).

Esco e vado a prendere il tram. Fa un freddo cane, per fortuna in Germania si può uscire un minuto prima dell’arrivo di un mezzo pubblico, perché gli orari non sono “a cazzo” come in Italia, ma rispettati al millisecondo. Ogni fermata è contraddistinta da una voce pre-registrata che dice dove siamo (in tedesco, quindi non la capisco) e spiega dove sarà la prossima fermata.
Arrivo in stazione e scendo in metropolitana (U-Bahn). La pulizia è strepitosa, non ci sono carte e cicche per terra e i cestini dell’immondizia sono a blocchi di 4 (fanno la differenziata anche sotto al metro!). Il silenzio, poi, è inquietante. Anche nel treno, c’è un sacco di gente ma parlano tutti in maniera discreta e non invadente.

Arrivo alla fiera ovviamente prima di tutti, dato che devo accendere le luci, far partire i video e balle varie. Saluto il guardiano notturno che se ne va a dormire, e saluto l’arrivo delle hostess e dei vari venditori.
Alle 9.00 apre il Salone e cominciano a entrare i visitatori.
Salgo sulla “terrazza” dello stand a cazzeggiare e inizio a conoscere i venditori (da qui in poi chiamati “dealer”), sono commerciali di concessionari di vari paesi del mondo. Ci sono i tedeschi (il cui capo è il pezzo grosso del Salone). C’è la bellissima dealer di Montecarlo (una francese con origini giapponesi). C’è Monika dalla Polonia. C’è Charles, un 35enne inglese alto ed elegante, che è il dealer di Ibiza!(Che culo!). Ci sono tre ungheresi. C’è Tarik, un simpaticissimo dealer della Turchia. E ci sono 5 russi, che fanno comunella tra loro e non si “mischiano”. C’è poi il venditore italiano, direttamente dell’azienda madre. Un gruppo multinazionale e multietnico, si parla tra di noi ovviamente in inglese.

Le hostess sono poi un capitolo a parte. Normalmente, in tutti i Saloni, sono delle strafighe assurde, che parlano poco e se la tirano molto. Invece, nel “mio” stand sono fortunato, infatti vengo presto invidiato da tutti gli altri tecnici della fiera. Le “mie” hostess, oltre ad essere molto belle, sono anche sempre sorridenti (sorrisi veri!), disponibili a chiacchierare, ospitali, e sono molto brillanti nel conversare. Wow! Questo lavoro comincia a piacermi.

Più di tutte faccio amicizia con Malessa, una splendida ragazza dagli occhi azzurri, alta ed elegante nel portamento e nel tono di voce. Di origini è mezza irlandese e mezza francese, infatti il suo cognome è francese. Studio la situazione e sfodero il mio miglior atteggiamento latin-lover-batterista rock-moto custom-on the road Yeah-, ma è accolto con sguardi ironici. Mi accorgo quindi che è troppo intelligente per queste cose e metto da parte la maschera del macho. Parlare con lei è bellissimo, spaziamo su tantissimi argomenti e in maniera veramente brillante. Le chiedo se trova pesante dover “essere bella” di lavoro, quindi prepararsi al mattino, un certo trucco di classe e non volgare, un abbigliamento molto femminile ma attento alla morale di qualsiasi tipo di ospite. Lei mi risponde che di mestiere lavora in una clinica estetica, quindi è abituata, ovviamente anche lì sono richiesti questi atteggiamenti.
Le ragazze che lavorano qui, inoltre, sono anche amiche tra loro, e gestite da una di loro per fare questi lavori da hostess in varie occasioni. Lo fanno per arrotondare un po’. In Germania in questo periodo c’è la recessione e il lavoro scarseggia. Si prendono qualche giorno di ferie e lo usano per fare le hostess nelle fiere.

Intanto la giornata prosegue, tra vendite di yacht, e controlli tecnici.
Con Malessa il feeling cresce, scherziamo molto, io le dico che ammiro la precisione tedesca e lei che ama tantissimo l’Italia. Le dico che ho una macchina tedesca, una Opel Astra. Cazzo! Malessa ha una Punto! Deve essere l’unica in tutta la Germania!

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I giorni passano e dato che la struttura di mia competenza ha semplici problemi che risolvo in fretta, mi dedico a fare di tutto. Dal sistemare i depliants, all’aggiustare i pezzi di stand che si staccano perché quei cazzo di spagnoli l’hanno montato da ciofeca.
Sulla terrazza mi fermo molto a parlare con Tarik, il dealer turco. E’ veramente una splendida persona, gli spiego che vita faccio e lui mi dice che anche la sua donna lavora nello spettacolo, infatti è una ballerina e gira il mondo con una compagnia teatrale. Inoltre, da buon mediterraneo, anche lui è raffreddato, lo vedo malissimo, gli offro una bustina di Aulin, mi ringrazia a manetta. Deve essere in piena forma per fare il suo lavoro. I turchi ricchi che vengono a vedere questi yacht sono molto esigenti. Gli risolvo un problema al portatile, dato che non riusciva a connettersi dalla linea internet dello stand. E’ una persona strepitosa. Mi invita ad andarlo a trovare in Turchia, vuole presentarmi alla sua famiglia, farmi conoscere la sua compagna, mostrarmi Istanbul. Caro Tarik, ti prendo in parola, prima o poi salto in sella e vengo a farmi un giro in Turchia con la moto!

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D’un tratto arriva il mega-capo-tedescone e mi dice che le luci all’interno degli yacht si stanno abbassando di intensità, e in uno si sono spente tutte! E c’è molta gente che li sta visitando. Cazzo! Non sarebbe di mia competenza, ma vado a dare un’occhiata. Salgo all’interno delle barche e controllo i pannelli digitali dei controlli. Dopodichè vado dal tedescone e gli dico che il quadro elettrico dove sono attaccati gli yacht è saltato perché le barche stanno ciucciando troppa corrente.
Ormai vanno avanti grazie alle mega-batterie che hanno nelle stive, ma prima o poi, dalla più piccola alla più grande,si spegneranno.
Il tipo va nel panico! Gli dico No problem, e gli chiedo l’autorizzazione a mettere le mani nel quadro elettrico generale dello stand. Chi l’ha montato ha fatto una cazzata, è sottodimensionato rispetto al fatto che le barche, in fiera, hanno tutte le luci interne ed esterne accese, per apparire più belle, e un coglionazzo di visitatore ha acceso il climatizzatore della barca più grande (20 metri…) e se n’è andato senza spegnerlo!
Viene a vedere la situazione anche Vlad, è l’ingegnere della combriccola russa e serve per rispondere ad eventuali domande tecniche ai compratori russi.
Che figata! Ho a fianco un ingegnere russo per risolvere sto cazzo di problema, mi fa strano… è troppo da film.
Insomma, il problema è risolto, le barche risplendono come prima, e il tedescone che prima mi guardava dall’alto in basso (sono solo un rozzo tecnico Italiano), adesso mi riempiva di sorrisi e di complimenti. Bah!
Comunque faccio finalmente conoscenza con i russi, mi faccio spiegare la loro situazione, i più giovani di loro hanno comunque un atteggiamento arrogante, si sono arricchiti troppo in fretta, e non hanno un minimo di classe.
Ci voleva un Italiano per riunire in una grande comitiva tutti i dealer di queste nazioni! Chi altro sennò?

Malessa sorride, le fa piacere che abbia risolto il problema, stasera usciamo insieme…
Sono le sette e mezza, facciamo un giro in una parte di Dusseldorf che non avevo ancora visto, fa freddo, ci infiliamo in un ristorante per mangiare. Il menu è in tedesco, non ci capisco un cazzo! Per fortuna c’è lei. Le spiego che non posso mangiare latticini.
Che bella serata. Sono ancora influenzato e in questi giorni non sto dormendo un cazzo, ma sono sereno!
Mi prende la nostalgia nonappena penso ai 1200 chilometri che ci separano, e davanti agli occhi mi passano i fantasmi di vecchie “relazioni a distanza” finite male…

Beh, la cena è finita, arriva il “dopocena”. Che cazzo faccio?! Non posso mica portarla nello zoo del finocchio!...Le spiego che vorrei invitarla da me, ma dato che sono un ospite non mi sentirei a mio agio… (cazzate!...in realtà Filippo mi ha sempre detto di portarmi tutte le donne che volevo, e che se volevo me le trovava lui!...)
Mi invita da lei, ma abita con altre due ragazze, convivono in tre per ridurre le spese. Stasera torneranno tardi perché sono a una festa…”Ottimo!” penso tra me e me.
Il problema è che vive in un posto lontanissimo, Dusseldorf è enorme, perché è una grande conurbazione di più città che col tempo si sono “agganciate”, un po’ come le metropoli americane.
E mi fa capire che dovrò andare via appena tornano le amiche. Non c’è problema, sono un uomo che vive “on the road”, me la cavo sempre…invece, ovviamente, non avevo la più pallida idea di dove mi trovassi, ho perso l’orientamento appena saliti in macchina, e sicuramente non eravamo nemmeno più a Dusseldorf, ma in una delle cittadine della cintura.

Il “dopocena” è speciale…proprio come doveva essere…poco dopo le due tornano le amiche… io me ne vado. Cammino un po’ per la strada deserta e nebbiosa, poche macchine, voglio godermi questo strano momento della vita “on the road”, torna la nostalgia… e l’influenza! Meglio chiamare il Taxi! Prendo il cellulare e… CAZZO! E’ spento! La batteria si è scaricata! E adesso dove vado? Ma soprattutto dove cazzo sono? Decido di proseguire un po’ a piedi, nella speranza di incrociare qualche taxi… nemmeno l’ombra ovviamente! Nella piazzetta in fondo alla via c’è un gruppo di ragazzi, dall’aria tutt’altro che raccomandabile, ma me ne frego… gli vado incontro e li approccio, per fortuna in Europa, a parte l’Italia, parlano tutti inglese. Sorrisoni e pacche sulle spalle per il nuovo amico italiano perso nelle strade notturne di una città a 1200 km da casa, mi propongono di accompagnarmi loro…Amici miei, col cazzo che vengo con voi… siete ubriachi da far schifo! Mi chiamano un taxi, che dopo due minuti di orologio arriva! Saluto i miei nuovi amici e schizzo a casa!
Sono le 4, a casa buio e silenzio, la stanza di Filippo è chiusa, vado a dare una sbirciata in salotto… c’è una ragazza che dorme sul divano…ma che cazzo succede in questa casa! Boh… non lo voglio sapere…
Ormai tutti gli animali dello zoo mi conoscono, mi fermo nel corridoio silenzioso e mi accuccio per terra… rimango immobile… le gatte piano piano si avvicinano… si strusciano…fanno le fusa…mi si infilano discretamente da tutte le parti…le accarezzo tutte lentamente…cavolo che bel momento, non ho mai avuto un animale in casa, non è così male come pensavo…

Suona la sveglia… sono le 7.00, mi alzo, saluto l’immancabile sorridente Massimo che mi dice che “quella” è una che ogni tanto dorme qui… Boh!
Tram – Metropolitana – LTU Arena, ormai faccio il percorso come se fosse la mia città.

Oggi è domenica 29 gennaio, è l’ultimo giorno del Salone, alcuni dealer sono già partiti, altri partiranno prima della chiusura.
Saluto con affetto Tarik, rimaniamo che ci rivedremo al Salone di Genova, ad ottobre, non riucirò ad andarlo a trovare nelle vacanze di agosto.
Sono le 18.00 e la fiera chiude. Il Salone è finito. Saluto le ragazze, spero di tornare, siete simpaticissime (e gran fighe!).
Saluto Malessa… serenità e nostalgia….non ci diciamo niente… nessun biglietto, nessuna promessa… le dico scherzando di lasciare un messaggio nel guestbook del sito della mia band, le dico a voce l’indirizzo internet…non credo che lo ricorderà. Dalla terrazza dello stand vedo andare via tutti. Domani mattina arriveranno i miei colleghi per lo smontaggio.
Rimango ancora qui, il posto è enorme e silenzioso…salgo sul flybridge dello yacht più grande e mi metto a chiacchierare col guardiano notturno…
Quando esco sono le dieci, arrivo in stazione e mangio qualche schifezza al chiosco che c’è fuori, una tipa olandese fa hot dogs e patatine…

Il giorno dopo rivedo i miei colleghi, pronti a farmi battute su Filippo e farmi le classiche domande da maschi su com’erano le hostess e se me ne ero fatta qualcuna… “Simpatiche, molto intelligenti”…”Va là che non ce la racconti tutta…!”

No.. non ve la racconto tutta


3 febbraio. Domani mattina si parte. I camion con il materiale e alcuni colleghi partono per Bruxelles, c’è un’altra fiera, il titolare mi chiede se voglio andare… no, voglio tornare a casa..

4 febbraio. Partenza. Un po’ di materiale deve tornare in magazzino, quindi torniamo con il furgone. Siamo in tre: un italiano, un rumeno, e un francese. Sembra una barzelletta…
Lavorano in Italia, quindi si parla italiano. Il francese mi chiede se guido all’italiana, gli rispondo che guido rispettando le regole, ma nonostante ciò mi ha rotto i coglioni per tutti i 1200 chilometri! Vai piano, è vietato fare questo, è vietato fare quello… ma va a cagare!

Se i primi 1000 chilometri sono stati leggerissimi per la qualità delle strade, senza una buca né un lavoro in corso… appena passato il Frejus e entrati in Italia la mia cervicale mi ricorda che le nostre strade fanno schifo!

Arriviamo a Torino intorno alle 4 del mattino (due ore fermi all’imbocco del Frejus per non so cosa…). Accompagno il rumeno a casa in piena Torino, che non riconosco più. Per le Olimpiadi invernali l’hanno modificata tutta!

Arrivo a casa e vedo le mie cose, i miei mobili, il mio divano… ancora un jack daniels e una sigaretta e poi vado a dormire… è passata un’altra storia… tra pochi giorni devo partire in tour con un comico italiano, si torna on the road…

Reef